Vai ai contenuti Skip to footer

La nuova architettura

la-nuova-architettura

La nuova architettura, edizione del 1931 curata da Fillìa, rappresenta il primo studio completo sull’architettura razionale comparso in Italia. Era un volume cartonato di grande formato, che misurava cm. 32,5 x 24 x 3,5, con 270 riproduzioni, 40 tavole in rotocalco a colori e una tavola a colori.

Il libro contiene anche il manifesto “L’architettura futurista” di Antonio Sant’Elia, oltre a 14 saggi originali di F.T. Marinetti, Fillìa, Enrico Prampolini, Walter Gropius, Le Corbusier, Alberto Sartoris, Nicolay Diulgheroff, Roger Ginsburger, Giovanni Vedres, André Lurçat, Henri-Robert von der Mühll.

Collaboratori per la raccolta del materiale estero furono Sartoris, Prampolini, Vedres e il prof. Thalheimer; per il materiale italiano: Giuseppe Filiberto Graziano Oriani, Luigi Levi Montalcini, Paolo Alcide Saladin e Mario Carli.

Una delle illustrazioni del libro.Grande l’elenco degli architetti italiani e esteri rappresentati: Aloisio, Anker, Arpinati, Aschieri, Baehler, Baldessarri, Barrez A., Bartning O., Bergamin R., Berlage H.P., Bottoni P., Braillard M., Brinkman, Burnet, Chessa G., Creanga J. e H., U. Cuzzi, De-Giorgio, Dell’acqua, Depero, Diulgheroff, Doicescu, Dudock, Eggerix J.J., Elsaesser, Eskil, Casto Fernandez, Figini, Fillìa, Fiorini G., Frank J., Frette, Gambini, Goĉar J., Göderitz J., Griffini, Grod, Gropius W., Guevrekian G., Haesler O., Häring H., Hebebrand, Herkommer H., Holzmeister C., Itten A., Jancu M., Jeanneret P., Kosina H., Krail C., Laprade A., Lauterbach H., Le Corbusier, Levi M., Libera, Luckhardt, Lurçat A., Mallet-Stevens, Mantero G., Margold E.J., May E., Mercadal G., Midena A., Miozzi G., Monsutti F., Morozzo Della Rocca, Niedermoser O., Oriani, Ortensi, Pagano P., Papadaki S., Partners, Perona, Phunstrom O., Pollini, Prampolini E., Punitzer M., Quétant, Rading A., Riphan, Rockström E., Roeckle F., Roelly O., Rossler F., Roux Spitz, Rudloff, Sartoris A., Scharoun H., Sert J.L., Shaw, Sirkus S., Sobotka W., Sott Sass, Sta J., Steiger R., Sundahl, Sven M., Tait, Taut M., Terragni, Tosato, Van Der Vlugt, Vedres G., Velikowski M., Villa, Visontai, Vonder Mühll H.R., Wallander S., Wanner, Weber M.

Villa H.P. Breuleux – Losanna

Tipo di villa per la pianura

Descrizione:

Dal centro (hall-salone con scala conducente al tetto-giardino) a destra: 1 camera per la Signora, 1 gran gabinetto da bagno, 1 camera per il Signore, 1 camera per bambino, 1 camera per bambino e 1 camera per amici.

Dal centro a sinistra: 1 gran salone comune ad uso galleria, 1 camera da pranzo, 1 cucina-office, 1 ingresso per cantina, 1 camera per servitù con gabinetto da bagno.

Tutte le pareti interne sono formate da complessi di armadi. La sala comune-galleria forma un solo ambiente colla hall-salone. Gli ambienti sono disimpegnati da due corridoi luminosissimi a vetrata unica.

Sul tetto-giardino: locali per doccie, bagni di sole, camera d’abitazione e serra d’inverno.

Scopri l’opera

Incipit de La nuova architettura

L’architettura futurista – Manifesto dell’11 luglio 1914

Dopo il 700 non è più esistita nessuna architettura. Un balordo miscuglio dei più vari elementi di stile, usato a mascherare lo scheletro moderno, è chiamato architettura moderna. La bellezza nuova del cemento e del ferro viene profanata con la sovrapposizione di carnevalesche incrostazioni decorative che non sono giustificate né dalle necessità costruttive, né dal nostro gusto, e traggono origine dalle antichità egiziana, indiana o bizantina, e da quello sbalorditivo fiorire di idiozie e di impotenza che prese il nome di «neo-classicismo».

In Italia si accolgono codeste ruffianerie architettoniche, e si gabella la rapace incapacità straniera per geniale invenzione, per architettura nuovissima. I giovani architetti italiani (quelli che attingono originalità dalla clandestina compulsazione di pubblicazioni d’arte) sfoggiano i loro talenti nei quartieri nuovi delle nostre città, ove una gioconda insalata di colonnine ogivali, di foglione seicentesche, di archiacuti gotici, di pilastri egiziani, di volute rococò, di putti quattrocenteschi, di cariatidi rigonfie, tien luogo, seriamente, di stile, ed arieggia con presunzione al monumentale. Il caleidoscopico apparire e riapparire di forme, il moltiplicarsi delle macchine, l’accrescersi quotidiano dei bisogni imposti dalla rapidità delle comunicazioni, dall’agglomeramento degli uomini, dall’igiene e da cento altri fenomeni della vita moderna, non danno alcuna perplessità a codesti sedicenti rinnovatori dell’architettura. Essi perseverano cocciuti, con le regole del Vitruvio, del Vignola e del Sansovino e con qualche pubblicazioncella di architettura tedesca alla mano, a ristampare l’immagine dell’imbecillità secolare sulle nostre città, che dovrebbero essere l’immediata e fedele proiezione di noi stessi.

Così quest’arte espressiva e sintetica è diventata nelle loro mani una vacua esercitazione stilistica, un rimuginamento di formule malamente accozzate a camuffare da edificio moderno il solito bossolotto passatista di mattone e di pietra. Come se noi, accumulatori e generatori di movimento, coi nostri prolungamenti meccanici, col rumore e colla velocità della nostra vita, potessimo vivere nelle stesse case, nelle stesse strade costruite pei loro bisogni dagli uomini di quattro, cinque, sei secoli fa.

  • La nuova architettura
  • UTET
  • 1931
  • 278 pagine
  • L’architettura futurista
  • Il genio di Sant’Elia (saggio di Marinetti)
  • Valori della nuova architettura
  • La nuova architettura
  • L’architettura funzionale
  • Urbanesimo
  • Costruzioni monumentali
  • Chiese
  • Edifici pubblici
  • Costruzioni industriali
  • Ville e case
  • Case popolari economiche
  • Padiglioni
  • Giardini