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L’aeropoema del Golfo della Spezia

L’aeropoema del Golfo della Spezia

L’aeropoema del Golfo della Spezia è un’opera del 1935, che Marinetti dedica al genio futurista di Benedetta, vinse la sfida ai poeti d’Italia tenutasi in occasione della festa del Premio Nazionale di Pittura intitolato al “Golfo della Spezia”, ideato dallo stesso Marinetti assieme ad altri futuristi, fra i quali Fillia, del settembre-ottobre 1933.

Marinetti scrive nel “Decollaggio” di aver «corretto le prime bozze dell’Aeropoema del Golfo della Spezia con la prua del motoscafo dell’Ammiragliato sulla carta verde patinata d’oro del mare di Lerici poi colle eliche d’un trimotore a 3000 metri sulle Alpi Austriache» e le seconde bozze «in un palco del teatro della Spezia dove vati scartati dalla giuria nella mia sfida ai poeti d’Italia aizzavano marinai scaricatori studenti e trogloditici passatisti a centuplicare l’odio fossile della terra contro l’imponderabile volante luce della poesia».

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Incipit de L’aeropoema del Golfo della Spezia

1. Simultaneità d’alba armata velata vigilante

Scrosciando ruttando torrrna al suo scivolo paterno e alle sue grue amiche fra zuffe baruffe d’acqua l’idrovolante deluso senza avere bombardato

Densa nella densa troppo densa foschìa al largo di questa alba afosa d’agosto sentì errare o ferma la presenza dell’invisibile nemico ma con rabbia rabbia non poté individuare fumi ciminiere o sagome forcute fra tanto bigio vaporare rotolare globulare di montagne colline isole promontori insenature spiagge lunate e arenili mobilitati forse per la deriva d’un continente in guerra

Di collera sussulta tremolando e pigolando sospesa sotto il piano centrale dell’apparecchio la grassa covata di bombe da 250 chili tritolo accanto al lungo serbatoio nebbiogeno gonfio d’amara filosofia

A meno che si tratti del solito pigro gancio meccanico sempre tardo a scattare sussurrano astiosamente i calcoli algebrici compiuti a 2000 metri sommando quota velocità col tempo di caduta della bomba

E non li rasserena il concerto che si spande dal gruppo motori teneramente fusi battiti ovattati di due cuori da far dire al pilota incantato santo sotto la sua cupola di mica se si vuole si può anche dormire in volo sicuro

Tanto più che se manca un sol colpo se una sola candela non brucia di scatto son sveglio ma per ora godere e ancora godere l’intensa liscia armonia mollando colla mano distratta la manetta dei gas che non vuole vuole non vuole vuole unificare il numero dei giri delle due eliche pensieri nostalgie volontà in un voluttuoso liquore di suoni rumori suoni rumori vrooo vrooo vrooo vuaam vrooo

Così perché io possa fissare sulla carta il mio grande aeropoema una fluente cannonata in sogno o dormiveglia rimpinza rimpinza di bambagia il petto caldo della mia atmosfera mattutina nel letto mentre il passo della cameriera tormenta illude il soffitto con altre sorde già spente cannonate

Nell’aperta finestra assetata d’arialuce preludia con sordina il molle andirivieni del bianco vaporetto che fuma biscotto dal sole nel latte incandescente della tazza di Lerici

Il cuore-bariletto d’olio di ricino lubrificare con una metà il motore destro con l’altra il motore sinistro ma le biliose tubature verdi e rosse del gruppo motori alghe coralli inacidire il dispetto d’aver perduto l’aureolante lampeggìo di proiettili incendiari

  • L’aeropoema del Golfo della Spezia
  • Mondadori
  • 10 maggio 1935
  • 134 pagine
  • Lire 8
  • Decollaggio
  • 1. Simultaneità d’alba armata velata vigilante
  • 2. Simultaneità di mattino ebbra d’armi belletti musiche e uccelli meccanici
  • 3. Simultaneità di meriggio infantile geloso goloso lucente canoro e puntato contro tutto
  • 4. Simultaneità di crepuscolo preistorico futurista carico d’odio lussuria e purissimo amore
  • 5. Simultaneità di una notte di guerra pronta e imbrillantata d’orgogli esplosivi
  • 6. Simultaneità di un’aurora di battaglia aeronavale accesa di passione contro i nemici dell’infinito