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L’aeropoema di Cozzarini: primo eroe dell’esercito repubblicano

L’aeropoema di Cozzarini: primo eroe dell’esercito repubblicano

L’aeropoema di Cozzarini è la penultima opera pubblicata nel 1944 da Marinetti – a cui seguirà il breve componimento “L’aeropoema degli aviatori giapponesi”. Il poema è dedicato a Rino Cozzarini (1918-1943), tenente e prima medaglia d’oro della R.S.I. e primo caduto della repubblica.

Il testo dell’aeropoema fu inizialmente pubblicato sul numero 13 della rivista «Italia Nuova» del 2 aprile 1944 e sul numero unico di «Orizzonte» lo stesso anno.

L’aeropoema di Cozzarini si inserisce nel corpus di opere poetiche a indirizzo politico-militare che Marinetti diede alle stampe fra il 1942 e il 1944 e che costituiscono gran parte delle sue pubblicazioni di quel periodo, di sicuro influenzate dagli eventi bellici in corso.

Scopri l’opera

Incipit de L’aeropoema di Cozzarini

Premessa

Il l0 novembre 1943, in un cruento assalto cadeva sul fronte meridionale italiano nel conteso settore di Falciano-Mondragone alla testa dei suoi legionari, il tenente Rino Cozzarini.

L’Italia perdeva con lui uno dei suoi figli migliori. Rino Cozzarini era nato a Venezia nel 1918: aveva dunque solo 25 anni. Cresciuto in una atmosfera di assoluta dedizione ai supremi ideali patriottici egli rimane un esempio per tutti i giovani.

A 18 anni si arruola volontario e parte per la Spagna martoriata nel nome dell’Idea italiana e fascista che lo spinge laddove sui campi di battaglia si decidono i destini della Spagna cattolica che il bolscevismo tenta di asservire per farne il trampolino di lancio della futura offensive sovietica contro la civiltà d’Europa.

L’aeropoema di Cozzarini

Il quadrilatero di chiostri e biblioteche plasmato dal Bramante a guisa di tonsura sul cranio del monte Cassino domina la battaglia dei germanici contro gli angloamericani e mercenari

Ne rintuonano tipografie di monaci collane autunnali di vigneti a istrici di fiamma lampeggianti funebri cortei di tarli subiti nei secoli dagli eccelsi volumi del candore filosofico

Originalissima spiritualità azzurra di quel cielo aperto come un messale tutto miniato di colombe telescopi artiglierie puntate da teologi astronomi matematici consunti nella mistica rilegatura delle costellazioni

Non raggi di sapienza ma tenebre crudeli piombano giù dalle errabonde lampade funerarie accatastandosi

Poiché a tradimento compiuto muore l’Italia colpita lacerata il capitano Rino Cozzarini si affanna per soccorrerla ansando col volto affilato di scure olivastra occhi di liquerizia sotto grappoli di capelli neri

— Non riconosco l’infamante capitolazione io che fui un meharista sobbalzante sfera d’ avorio sul metallico deserto arancione e nella allocata tenda mimetica della guerra di Spagna scrissi una tragedia che ha per protagonista il tipo ideale perfetto socialmente umano dell’Ufficiale ed ora bisogna incarnarlo sul palcoscenico del mondo

Dalla cima del monte Cassino si stacca una nuvola rosea di sereno egoismo che dilata veementi muggiti turchini delle stalle montane

Ronza romba con traiettoria immensa un rotondo pensiero di grandezza immateriale

Sganasciandosi si sbellica dalle risate una ragazzaglia di echi a frotte che troppo li divertì l’intoppo tappo del burbero fucile mitragliatore

  • L’aeropoema di Cozzarini
  • Edizioni Erre
  • 1944
  • 24 pagine
  • Lire 2
  • Premessa
  • L’aeropoema di Cozzarini