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Distruzione

Distruzione

Il poema futurista Distruzione, del 1911, è dedicato ai pittori futuristi Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini. Si compone di 13 capitoli, con il primo e l’ultimo due invocazioni al mare.

Ma il volume non finisce qui, perché questa edizione contiene anche il resoconto del processo che Marinetti subì, a partire dall’8 ottobre 1910, dopo la pubblicazione del suo primo romanzo Mafarka il Futurista, avvenuta a gennaio, 100 pagine che contengono:

  • la prima giornata del processo con l’interrogatorio di Marinetti e la perizia di Luigi Capuana, fatto venire appositamente dalla Sicilia
  • la seconda giornata con l’arringa di Innocenzo Cappa (zio di Benedetta, futura moglie del poeta), l’arringa di Salvatore Barzilai (avvocato e politico) e la replica dell’avvocato Cesare Sarfatti (marito di Margherita, futura amante di Mussolini)
  • la dichiarazione finale di Marinetti e la sentenza

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Incipit di Distruzione

Invocazione al mare onnipotente perché mi liberi dall’ideale

Mare, divino Mare, io non credo, non voglio
credere che la terra sia rotonda!
Miopia dei nostri sensi! Sillogismi miti morti!
Logiche defunte!…
O Mare, io non credo
che tu malinconicamente t’avvoltoli
sul dorso della Terra
come una vipera sul dorso d’un ciottolo!…
L’han dimostrato i Sapienti,
che tutto seppero misurarti, e che tutte
scandagliarono le tue onde…
E che importa?… Nessun sapiente mai
saprà comprendere il verbo tuo di delirio!…
Sei infinito e divino!… Me lo giurasti, o Mare,
col grave giuramento delle tue labbra schiumanti
che va da spiaggia a spiaggia, ripercosso
dagli Echi attenti e protesi come vedette in agguato.
Me lo giurasti, o Mare, coll’irosa tua voce, che i tuoni
furiosamente scandono!
Infinito e divino, tu viaggi, o Mare,
come un fiume felice della sua vasta pienezza…
Oh! chi potrà degnamente cantare
l’epitalamio dell’anima mia
che nuota nel tuo grembo immenso?…
E le nubi abbagliate ti fanno cenni d’invito
allorché senza sforzo ti slanci
nella profondità imperscrutabile
degli orizzonti!…
Come un fiume dall’acque lustreggianti
e venale di fiamme,
tu ti slanci, o Mare,
dirittamante la, negli orizzonti!…
Hanno torto i sapienti che lo negano,
poiché spesso ti vidi, in meriggi d’apoteosi,
folgoreggiar lontano come una spada d’argento
puntata contro l’esasperante perfidia
dell’Azzurro implacabile!…
Rosseggiante e crudele io ti vidi,
implacabilmente brandito
contro il fianco carnale
d’una sera d’aprile agonizzante
fra le capigliature demoniache della Notte!…
O Mare!
O formidabile spada atta a fendere gli astri!
O formidabile spada
sfuggita dalle mani infrante d’un Dio moribondo!…

  • Distruzione. Poema futurista
  • Edizioni futuriste di “Poesia”
  • 1911
  • 262+100
  • Lire 3,50
  • Dedica
  • Invocazione al mare onnipotente perché mi liberi dall’ideale
  • La mia anima è puerile
  • Le babeli del sogno
  • Le fumate dell’anima
  • Notturno (a tre voci)
  • La canzone del mendicante d’amore
  • Il demone della velocità
    • Le Terrazze dell’Amore
    • Il Torrente millenario
    • La Sera indiana
    • Il “Simoun”
    • Le Foreste vendicative
    • La Tregenda
    • Il Fiume tirannico
    • La posta del giuoco sublime
    • Il Demonio lusingatore
    • Il Veliero condannato
  • I caffè notturni (Canto che finisce in prosa volgare)
  • Il canto della gelosia
  • I laghi d’oro
  • Il cavaliere nero
  • Inno alla morte
  • Invocazione al mare vendicatore perché mi liberi dall’infame realtà
    • Contro la Terra
    • Contro le Città
    • Contro la speranza di ricostruire