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Enrico Caviglia

Enrico Caviglia

Per la serie “Opera nazionale dedicata agli artefici della vittoria. I condottieri” Marinetti pubblica nel 1922 Enrico Caviglia (1862-1945).

La serie fu ideata da Mario Carli, ardito e fondatore, nel 1919, della prima Associazione degli arditi d’Italia. Lo scopo di queste pubblicazioni era consegnare «alla storia e alla gloria la grande aristocrazia della vittoriosa guerra d’Italia».

Enrico Caviglia è il secondo volume della serie, preceduto da Vittorio Emanuele III di Annibale Grasselli-Barni, a cui seguirono Luigi Cadorna di Pietro Gorgolini e Capi di Arditi (volume doppio di Cesare Cerati).

Come Tenente di artiglieria Enrico Caviglia fu in Eritrea nel 1888-89 e poi nel 1896, restando in Africa fino al ’97. Divenne Maggiore nel 1901 e nel 1902 fu assegnato a Tokyo come addetto militare straordinario. Per rientrare in Italia compì una grandiosa impresa sportiva attraversando a cavallo l’Asia dalla Cina al Mar Nero.

Nel 1908 ottenne i gradi di Tenente colonnello e nel 1915 quelli di Maggior generale. Combatté nella Prima guerra mondiale e infine divenne Cavaliere di gran croce dell’Ordine di Savoia, senatore, Tenente generale e poi nel novembre 1919 Generale d’esercito.

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Incipit di Enrico Caviglia

Il genio elastico del Generale Caviglia

A noi, interventisti della primissima ora, che dopo avere per molti anni lottato contro la Triplice Alleanza osammo, a Milano, durante la battaglia della Marna, la prima e più fiera dimostrazione di piazza contro l’Austria, – a noi, più volte imprigionati per delitto d’interventismo, Enrico Caviglia, vincitore di Vittorio Veneto, ispira logicamente una vera idolatria. Infatti, col suo genio di guerra, egli ci diede pienamente ragione.

Cercherò, nondimeno, di frenare la mia emozione, per precisare i lineamenti potenti di questo grande condottiero, la sua virtù di dominatore e le predisposizioni fisiologiche che dovevano naturalmente attirare nel suo pugno tutte le forze favorevoli alla grande vittoria.

Prima fra tutte le qualità di questo grande seduttore della Fortuna, mi colpì l’elasticità tipicamente artistica del suo genio.

Mi trovavo a Schio coi miei bombardieri per un breve riposo, aspettando l’ordine di ritornare nelle trincee di Val d’Assa, quando un giorno fui chiamato telefonicamente dal Generale Caviglia.

Ricordo con precisione la simpaticissima, varia e balzante conversazione avuta col Generale, che trovai informatissimo di tutto il movimento d’avanguardia artistica mondiale, del rinnovamento pittorico futurista, della musica di Balilla Pratella, di Malipiero, di Strawinsky e di altri maestri novatori. Parlammo lungamente – ricordo – di Boccioni e di musica giapponese. Poi Caviglia, col suo tono rude, mi disse:

– Concludendo, lei mi può essere molto, molto utile. Ho le mie buone ragioni per dubitare della saldezza morale della mia linea Sogli Bianchi-Gamonda. Metto a sua disposizione un side-car. Vada a fare un giro minuzioso in tutti gli avamposti, fermandosi qua e là, osservando, parlando ai soldati, interrogandoli, e ritorni con un rapporto preciso, che contenga le sue esattissime, sincerissime impressioni.

Ricordo che nel colloquio che seguì le diverse mie visite agli avamposti, Caviglia, trascurando ogni gerarchia militare e ogni colturalismo guerresco, interrogava in me soltanto l’artista, lo psicologo e il conoscitore di folle, per rendersi conto della saldezza della sua linea difensiva.

Qualsiasi altro comandante di truppe, avrebbe giudicato assurdo prendere in considerazione le opinioni di un poeta futurista, avrebbe mandato agli avamposti un ufficiale superiore che, per dottrinarismo, cameratismo e carrierismo, avrebbe poco osservato e molto taciuto o svisato.

  • Enrico Caviglia
  • Società Tip. Editoriale Porta di Piacenza
  • 1922
  • 48 pagine
  • Lire 2
  • Il genio elastico del Generale Caviglia
  • Caviglia sul Carso, sull’altipiano, alla Bainsizza, in Val d’Assa
  • Caviglia comandante della VIII Armata prepara la battaglia di Vittorio Veneto
  • La grande battaglia
  • La vittoria definitiva
  • Il vincitore di Vittorio Veneto e l’avvenire dell’Italia