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I poeti futuristi

I poeti futuristi

I poeti futuristi è una ricca silloge del 1912 di componimenti poetici che raccoglie opere di 13 autori, fra cui ovviamente anche il Marinetti. In più un proclama del poeta ai giovani italiani e uno studio sul verso libero di Paolo Buzzi.

Nella sua prefazione-proclama Marinetti annuncia la morte del passatismo italiano, quello «dell’Italia retorica, professorale, greco-romana e medioevale di Carducci, l’Italia georgica, piagnucolosa e nostalgica di Pascoli, l’Italia bigotta del piccolissimo Fogazzaro, l’Italia erotomane e rigattiera di d’Annunzio».

E grida «a gran voce i nomi dei nuovissimi poeti futuristi»: Buzzi, Cavacchioli, Palazzeschi, Govoni, Folgore, Altomare, Bètuda, Manzella-Frontini, D’Alba, Carrieri, Cardile, Mazza.

È l’epoca dei versi liberi, che Marinetti definisce “siluri”: i nuovi poeti cantano di siluri contro navi e di bombe cosparse, dall’alto di un dirigibile, sull’esercito nemico. È una poesia ricca di dinamismo, d’immagini, di suoni, che esprime l’universo in cui si muovono e agiscono i futuristi.

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Poesia di Marinetti ne I poeti futuristi

Volando sul nuovo cuore d’Italia

Orrore del tetro cubo della mia camera,
da sei lati chiusa, siccome una bara!
Orrore della Terra, vischio sinistro alle mie zampe d’uccello!
Oh! fuggire! Fuggire… fuggire lontano!

Dalla breccia della parete, scoppiata subitamente,
il mio gran monoplano dalle aperte ali bianche
fiuta l’azzurro del cielo…
Fra le mie mani, l’acciaio, con sfolgorante fragore
dilacera la luce, e la febbre
cerebrale della mia elica
fa sbocciare nell’aria il suo rombo.

Sulle mie ruote ragionanti, io tutto vibro, danzando
e mi schiaffeggia il turbinoso vento dell’estro!
I meccanici intanto, nel buio
logico della mia camera,
per la coda trattengono elasticamente
la mia ansia dl volo,
come si tiene a guinzaglio un cervo volante!
Via! Lasciatemi! Parto!

E alfine – oh! gioia possente! – io mi sento
quello che sono veramente:
un grande albero insorto che si sradica
con uno scatto di volontà e si slancia,
via sul suo aperto fogliame stormente,
scagliando contro il vento
la turbinante matassa delle sue folte radici!

Sento il mio petto aprirsi come un gran buco
ove tutto l’azzurro del cielo deliziosamente s’ingolfi,
liscio, fresco e torrenziale.

Sono una finestra aperta, innamorata del sole,
che verso il sole s’invola!
Chi ancora potrà rattenere
le finestre affamate di nuvole, e i balconi
briachi di fuoco, che ora si strappano
dai vecchi muri delle case,
per balzar su nello spazio?

Ho alfine riconquistato il mio massiccio coraggio,
dacché i miei piedi vegetali
non pompano più dalla terra prudente
l’avaro succo della paura!
In alto! Nel cielo più alto! Ecco m’appoggio
sulle elastiche leggi dell’aria…

Ah! ah! Son già sospeso a picco sulla città
e sul casalingo disordine
dei suoi palazzi, disposti come utile mobilia…
Ora dondolo appena, come una lampada accesa,
sulla piazza centrale, tavola apparecchiata
dai numerosi piatti fumanti che si muovon da soli,
fra lo scintillio dei bicchieri
sfilanti elettricamente!

  • I poeti futuristi
  • Edizioni futuriste di “Poesia”
  • 1912
  • 434 pagine
  • Lire 2
    • Ai giovani Italiani — Proclama di F.T. Marinetti
    • Il Movimento futurista
    • Il Verso libero — Studio di Paolo Buzzi
    • LIBERO ALTOMARE
      • Canto futurista
      • Scalata
      • Il Passato
      • Su le ali del Dio Ignoto
      • Apocalisse
      • Insonnia fantastica
      • Ricami d’ombra
      • I forzati
      • Sui monti
      • La Morte
      • A un Aviatore
      • Nuotando nel Tevere
      • Le case parlano…
      • Sinfonia luminosa
      • Proiezioni
    • MARIO BÈTUDA
      • Nevrosi
      • Re Alcool
      • Notte
      • Voluttà
      • La donna del trivio
    • PAOLO BUZZI
      • Inno alla Poesia nuova
      • Inno alla Guerra
      • Il canto dei reclusi
        • Dai monasteri
        • Dai lupanari
        • Dalle caserme
        • Dagli ospedali
        • Dalle prigioni
        • Dai manicomii
        • Dai cimiteri
      • Ditirambo napoletano
      • Poveri
      • Il canto della filandiera
      • A Claude Debussy
      • Notturnini
        • Cani
        • Donne
        • Ubbriachi
        • Poveri addormentati forse morti
        • Poeti
      • La donna dalla corazza d’acciaio
      • Le lanterne dei chilometri
      • Il sonno
      • Le unghie
      • Al porto di Kiel
      • Fine di due gatti
      • Al porto d’Amburgo
      • Il mortorio di Bibia
      • Il canto della città di Mannheim
    • ENRICO CARDILE
      • Ode alla Violenza
    • GIUSEPPE CARRIERI
      • Vittoria!
  • ENRICO CAVACCHIOLI
    • Il siluro
    • Tragedia dei burattini
    • Danza della pazzia
    • Tempo di tamburo
    • Bivacco
    • Primavera borghese
    • I re
    • Sia maledetta la luna!
    • La carovana
    • Fuga in aeroplano
    • L’orizzonte
  • AURO D’ALBA
    • Il suonatore ambulante innamorato delle stelle
    • Lirica comune
    • Il piccolo re
  • LUCIANO FOLGORE
    • Il sottomarino
    • Torpediniera
    • Canzone dei fanali
    • Incendio dell’opificio
    • Sulla tolda
    • Sull’affusto
    • Le antenne
    • Al carbone
    • L’elettricità
  • CORRADO GOVONI
    • I tetti
    • Anima
    • Le capitali
    • Notte
    • Fascino
    • Tutto quello che passa in una via
  • G. MANZELLA-FRONTINI
    • Convalescenza
    • Cardi azzurri e rosolacci
    • Sala anatomica
  • F.T. MARINETTI
    • Contree les Syllogismes
    • La fanfare des Vagues
    • Le Dèmon de la Vitesse
      • Les terrasses de l’amour
      • Le torrent millènaire
      • Le soir hindou
    • La folie des Maisonnettes
    • La mort des Forteresses
      • Le carènes coquettes
      • L’inutile sagesse
      • Le triomphe de l’aurore
    • A l’Automobile de course
    • La fonderie de la bataille
    • La mia anima è puerile
    • Inno alla Morte
    • Volando sul nuovo cuore d’Italia
  • ARMANDO MAZZA
    • A Venezia
  • ALDO PALAZZESCHI
    • Rio Bo
    • La fontana malata
    • Lo specchio
    • Habel Nassab
    • L’incendiario
    • Le beghine
    • La morte di Cobò
    • L’orologio
    • Villa Celeste
    • La fiera dei morti
    • E lasciatemi divertire!