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Marinetti e il futurismo

Marinetti e il futurismo

Marinetti e il futurismo è una raccolta di testi che fa parte della collana “I Prefascisti” della Edizioni Augustea. È un volume doppio, che inizialmente era stato pubblicizzato con il titolo Marinetti e i futuristi (così compare nell’Annuario della stampa italiana del 1929 e nell’elenco dei titoli usciti per le edizioni Augustea).

Così la casa editrice inquadra la collana:

Il Fascismo, realtà profondamente moderna, è anzi tutto profondamente italiano: non poteva sorgere e formarsi in alcun’altra Nazione. Esso quindi ha una sua posizione nella Storia nostra e sviluppa alcune tendenze, alcuni germi di pensiero e di carattere che erano già vivi nei secoli passati, e specialmente nel Risorgimento. Solo una critica aridamente intellettualistica può vedere nel Fascismo un’antitesi del Risorgimento: esso ne è invece lo sviluppo e, sopra tutto, la rivendicazione.

Ma per quali vie e con quale spirito la tradizione italiana ha posto, nella storia, le premesse dell’odierno Fascismo? È questo un problema complesso, e di somma importanza, poiché la sua soluzione gioverà a smantellare certa facile retorica e a dare alla gioventù fascista più profonda coscienza dei valori spirituali della sua missione.

A tale scopo tende la collezione dei Prefascisti che illustrerà quelle figure della Storia Italiana che – o per metodo di vita e d’azione, o per impulso di sentimento e spirito di sacrificio, o per la concezione eroica della vita, o per la fede nel destino di Roma, o per lo spirito antidemocratico – abbiano in qualunque modo precorso le correnti che oggi dominano e rinnovano la Nazione.

Si terrà conto delle diversità dei tempi – e certo ogni singola figura potrà apparire precorritrice solo in particolari aspetti – ma dal loro insieme risulterà una tradizione che non poteva né doveva smentirsi.

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Incipit di Marinetti e il futurismo

I. Alessandria d’Egitto

— A che pro presentarmi al pubblico? — diranno i miei amici… Marinetti è presentato a tutti i pubblici d’Europa, che lo conoscono perfettamente in tutti i suoi svariati atteggiamenti, sorprendenti, spavaldi, temerari, ma sempre sinceri.

Vi sono innumerevoli leggende da sfatare, correggere o rettificare, calunnie da cancellare… No! No! m’infischio di tutto questo. Seguo piuttosto il mio destino di missionario dell’arte e mi servo volentieri di me stesso, della mia vita intima e dei miei ricordi personali, per colpire una volta di più il passatismo che insozza ancora la mia cara Italia.

Ringrazio le forze che presiedettero alla mia nascita e alla mia adolescenza, perché mi han-no, fino ad oggi, evitata una delle peggiori disgrazie che possano mai capitare: la Monotonia.

Ebbi una vita tumultuosa, stramba, colorata. Cominciai in rosa e nero; pupo fiorente e sano fra le braccia e le mammelle color carbone coke della mia nutrice sudanese. Ciò spiega forse la mia concezione un po’ negra dell’amore e la mia franca antipatia per le politiche e le diplomazie al lattemiele.

Mio padre m’infuse nel sangue la sua tenacia piemontese. Gli devo la sua grande forza di sanguigno volitivo e dominatore, tua fortunatamente non ho il fitto intrico dei suoi cavilli spirituali, né la sua memoria stupefacente, che facevano di lui, nel suo tempo, il più grande avvocato civilista di Alessandria d’Egitto.

Certe sere, laggiù nell’Africa strega,
ci conducevan sulle tue spiagge cupe e deserte,
triste gregge di collegiali
che docile e lento si trascinava, vigilato
da preti neri e severi… Eravam piccole
macchie d’inchiostro sulle immateriali
sete di un divin cielo or>ïentale.

Mia madre, che fu tutta una poesia delicatissima e musicale di tenerezza e lacrime affettuose, era milanese. Pure essendo nato ad Alessandria d’Egitto, io mi sento legato alla foresta di camini di Milano e al suo vecchio Duomo.

O Duomo di Milano! lo ti ho spaventato
sfiorando con la mia ala di gabbiano
i tuoi scoscendimenti mostruosi
di secolare scogliera…
Io sono, dici, un milanese che va troppo in fretta.

A sei anni fui più volte sgridato severamente, perché sorpreso nell’atto d’innaffiare dal balcone i passanti.

  • Marinetti e il futurismo
  • Edizioni Augustea
  • 1929
  • 176 pagine
  • Lire 8
  • Dedica
  • I — Alessandria d’Egitto
  • II — Fondazione e manifesto del turismo
  • III — Irredentismo e arresti
  • IV — Battaglia di Venezia
  • V — Processo di Mafarka il futurista
  • VI — Prima spedizione punitiva artistica
  • VII — II Futurismo in Spagna, a Londra, Parigi, Berlino, Mosca
  • VIII — La concezione politica futurista
  • IX — Battaglia di Roma e secondo manifesto politico
  • X — I futuristi primi interventisti
  • XI — Fasci politici futuristi, arditi e legionari fiumani
  • XII — Il fascismo e il discorso di Milano
  • XIII — La battaglia del 15 aprile
  • XIV — Discorso di Montecitorio
  • XV — Discorso di Firenze
  • XVI — Discorso di Piazza Belgioioso
  • XVII — Discorso di Monza
  • XVIII — Discorso di Piazza Sant’Alessandro
  • XIX — Elezioni e Prigionia del 20 novembre 1919
  • XX — Al di là del Comunismo
  • XXI — Attività futurista
  • XXII — Onoranze nazionali a Marinetti e Congresso futurista
  • XXIII — La guardia al Brennero
  • XXIV — Il Futurismo e la conflagrazione futura