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Mario Carli

Mario Carli

Per iniziativa di Mario Dessy fu pubblicato questo breve volume a due anni dalla morte di Mario Carli. Il libro contiene scritti e anche componimenti da parte di scrittori, poeti, giornalisti, uomini politici che furono legati a lui nella stessa fede e con lui vissero le battaglie che portarono al fascismo.

Con questi scritti i suoi compagni e fratelli hanno voluto ricordare con affetto e commozione la vita e le opere di Mario Carli. Il testo di Marinetti fu dapprima pubblicato come collaudo futurista per l’opera di Carli L’italiano di Mussolini.

Il volume si apre con il fac-simile del telegramma che Mussolini inviò alla notizia della morte dello scrittore d’avanguardia e funzionario dello Stato.

Nella seconda di copertina Mario Carli è definito:

  • Poeta futurista
  • Ardito
  • Legionario fiumano
  • Sansepolcrista
  • Annunciatore dell’idea imperiale
  • Console generale di S.M. il Re

A chiusura del volume fu ripubblicato il “Manifesto per l’impero italiano” redatto da Marinetti, Carli e Settimelli e inviato a Mussolini il 1° maggio 1923, che auspicava l’avvento di un Impero «antisocialista, anticlericale, antitradizionale, con tutte le libertà e tutti i progressi nel cerchio di un patriottismo assoluto».

Scopri l’opera

Incipit di Mario Carli

Considero genialmente fascista l’iniziativa di glorificare il nostro caro compianto poeta Mario Carli la cui personalità non può essere disgiunta della sua qualità di futurista squadrista ardito giornalista d’assalto e uomo politico.

Egli rappresenta perfettamente il dinamico Italiano nostro tempo travagliato e drammatico, che impose ai ventenni un sogno di patriottismo novatore, la necessità di difendere a pugni e revolverate questo sogno, la gioia eroica di misurarne l’ampiezza col proprio corpo sulle quote feroci del Carso, fino ad una vittoria gigantesca da consolidarsi poi contro tutti mediante un Fascismo rivoluzionario prima, statale poi.

Vasta sensibilità poliedrica e tentacolare, che turba indubbiamente i microscopi e le bilance della critica. Nel 1913 Mario Carli appare come uno dei più fervidi e più intelligenti poeti futuristi: attivissimo nell’organizzare gruppi di propaganda, esposizioni, serate di poesia e giornali battaglieri, poco preoccupato invece di far conoscere le sue liriche agli amici. Nel turbine di quelle giornate milanesi e romane, dove il destino delle più sottili discussioni e conferenze letterarie era quello di finire brutalmente fra le mani dei poliziotti, Mario Carli appariva e spariva dopo aver fatto a pugni, litigato coi passatisti e scritto, non si sa in quale camera d’albergo, degli scritti la cui finezza e complessità costituivano le sole bombe veramente impressionanti per noi futuristi, avvezzi a quelle micidiali.

Agli altri, a noi no, Carli poteva sembrare uno «stonato» fuori quadro, uno spirito piovuto dal cielo a far da riflesso nella pozza d’acqua di un selciato rivoluzionario. Emilio Settimelli, temerario combattente di tutte quelle lotte futuriste interventiste e fasciste, lo aveva battezzato “il Turco”, cercando di riassumere le diverse definizioni possibili di questo artista indefinibile. Cosicché, in quell’atmosfera, Carli ci sembrava un generale turco, capace in una stessa mattina di mitragliare tremila cavalli, scrivere due madrigali ad una parigina catturata durante l’assedio, e prender la testa dell’ultime truppe scampate alla peste e alla fame in una sortita contro i bulgari, cantando e insieme conquistando la loro bella “Maritza”.

  • Mario Carli
  • Novissima
  • 9 dicembre 1937
  • 80 pagine
    • Emilio Settimelli
    • Massimo Bontempelli
    • Paolo Buzzi
    • F.T. Marinetti
    • Giuseppe Bottai
    • Piero Bolzon
    • Giuseppe Brunati
    • G.A. Fanelli
    • Auro d’Alba
    • Francesco Sapori
    • Mario Dessy
    • Bruno Corra
    • Mino Somenzi
    • Alberto Simeoni
    • “Manifesto per l’impero italiano”