
I moti milanesi del 1898 è la prima edizione italiana, tradotta dal francese, del resoconto che Marinetti pubblicò sulla rivista «Revue Blanche» il 15 agosto 1900.
La famiglia del poeta si era già trasferita a Milano, in via Senato 2 – che diverrà la prima sede del movimento futurista – da Alessandria d’Egitto. Da lì Marinetti assistette ai disordini – avvenuti fra il 5 e il 9 maggio 1898 – seguiti allo sciopero contro il carovita, che furono repressi dalle forze dell’ordine.
Ne I moti milanesi del 1898 Marinetti descrive le vie in cui avvengono gli scontri, facendo rivivere ai lettori quei giorni di confusione e sangue.
Tradotto da Les emeutes milanaises de mai 1898, l’opera, che riporta la stessa prefazione di Arturo Colombo presente nell’edizione a volume del 1998, ha il testo francese a fronte.
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Incipit de I moti milanesi del 1898
I
Alla fine del mese di aprile 1898 non mi aspettavo affatto gli eventi che sconvolsero Milano nei primi giorni di maggio. Nell’Italia meridionale, qua e là, si annunciavano da tutte le parti ribellioni e azioni sediziose, che, per quanto terribili, erano pur sempre inserite in una giustificazione naturale del tutto locale. Nel sud, il pane e il lavoro mancavano quasi dappertutto. I prezzi dei beni di prima necessità aumentavano, intere popolazioni erano ridotte alla fame. Per questo Milano sembrava al riparo, per il suo sviluppo industriale e il benessere delle sue classi operaie, dalle proteste. Secondo me, bisogna cercare un’altra spiegazione all’origine dei moti del 6 maggio, in una serie di moventi psicologici allo stesso tempo lontani e complessi.
Prima di tutto rievocherò a grandi linee i disordini del Mezzogiorno. Farò un’analisi delle loro tendenze e caratteristiche principali, completando con i ricordi personali i fatti che il telegrafo e i giornali hanno solo accennato.
II
Sono fatti sconvolgenti che (a parte la carestia) si spiegano con gli orizzonti, il clima, gli atavismi. Ma Milano sembrava estranea. Milano, la città ricca, la città dell’equilibrio matematico e del benessere, non si prestava a supposizioni pessimistiche. Le cause apparivano chiaramente dappertutto. La carestia era esplosa tra l’indifferenza delle amministrazioni comunali, il dispotismo e l’avidità delle autorità locali, i furti, le frodi e l’incuria delle amministrazioni. C’è di più. Le tenaglie della centralizzazione diventavano implacabili per le popolazioni del mezzogiorno, ignoranti e pigre, infiacchite da un clima sensuale, sotto le carezze lente del sole che annientano la volontà.
Sotto le volte di Montecitorio, a Roma, l’opposizione trionfava. I suoi giornali scaricavano brutalmente, a palate, tutte le responsabilità sul governo, accusandolo d’indifferenza criminale. Le classi medie assistevano impassibili, o contribuivano, senza muovere un dito, allo scontento generale.
- I moti milanesi del 1898
- Luni editrice
- Testo francese a fronte
- Febbraio 2024
- 96 pagine
- Euro 12
- Introduzione di Arturo Colombo
- I moti milanesi del 1898
- I
- II
- III
- IV
- V
- VI
- VII
