Era il 1913. La Prima guerra mondiale sarebbe scoppiata l’anno successivo, ma Marinetti era già “reduce”, come corrispondente, di due guerre: quella italo-turca del 1911 e quella turco-bulgara del 1912, da cui trasse rispettivamente La battaglia di Tripoli e il primo libro parolibero della storia, Zang Tumb Tuuum.
Per il poeta, comunque, la vita è sempre stata una battaglia: quella continua per affermare divulgare difendere il Futurismo. E i suoi dettami.
E furono proprio quei dettami a essere in pericolo. Ma non esageriamo. In realtà, si trattò soltanto di un futurista che aveva deciso di… sposarsi.
Il futurista era Gino Severini, il pittore di Cortona impariginato. Sì, all’epoca viveva a Parigi, in contatto con il poeta Paul Fort, che divenne il “Principe dei Poeti” nel 1912, e con personaggi come Apollinaire, Modigliani e Picasso.
La sposa era la sedicenne Jeanne Fort, figlia di Paul. I due si conobbero quando la ragazza aveva 14 anni e Severini quasi 28.
Già dall’undici gennaio del 1913 Umberto Boccioni aveva rimproverato pesantemente Severini per la sua relazione con la ragazza:
Dunque il mio sogno è che tra qualche tempo noi dirigeremo in Italia tutto il movimento artistico. Tu lavora e lascia un po’ almeno quella piccola idiota della figlia del principe… Continui sempre a credere definitivo il tuo soggiorno a Parigi o tentenni?
La figlia del principe (dei poeti) era ovviamente Jeanne Fort.
La minaccia
Si parla di un telegramma spedito a Severini da Marinetti, Boccioni, Carrà e Russolo. La data è successiva all’11 gennaio e antecedente al 25, giorno in cui si accenna al telegramma in una lettera di Boccioni al pittore di Cortona:
Carissimo Severini,
riceverai la piccola somma che ti ho promesso.
Ti abbiamo mandato un telegramma dopo aver lungamente discusso sulla enorme bestialità che stai per commettere. Per farla, ci vorrebbero due cose che non hai: molta salute e quattrini. Ti ripetiamo: è bestiale, sotto tutti i punti di vista, da noi esaminati minuziosamente.
Marinetti è uscito in questo momento e continuo io. Capirai dal telegramma che approvo incondizionatamente quello che pensano Marinetti e gli amici. Quello che stai per fare (io non ci credo) è assolutamente vergognoso per te e per l’arte!
La prima parte, dal linguaggio, dal tono e dallo stile, è sicuramente di Marinetti, e questo si evince anche dalla frase “Marinetti è uscito in questo momento e continuo io”. A continuare è chiaramente Boccioni.
Cosa c’era scritto in quel telegramma?
Se persisti a sposarti ti ritireremo la nostra solidarietà.
Severini persistette e sette mesi più tardi sposò Jeanne Fort.
Boccioni, testimone, si ritira
Inizialmente Severini aveva chiesto a Boccioni e Marinetti di fare da testimoni di nozze, ma Boccioni si ritirò, come sappiamo dalla lettera di Severini del 6 agosto 1913:
L’impossibilità per Boccioni di venire prima di Ottobre o ultimi Settembre ed altre ragioni diplomatiche ci han fatto domandare come testimonio Apollinaire che ha accettato ed è pronto.
Quali sono le ragioni diplomatiche di Boccioni?
Era nata una polemica fra Boccioni e Apollinaire/Delauny, che riguardava il concetto di simultaneità, come si evince da un articolo del pittore italiano apparso sul numero del 1° agosto 1913 della rivista «Lacerba»:
E se adesso per la poetica definizione di Guillaume Apollinaire il dinamismo a base di colori complementari e contrasti simultanei si chiama Orfismo. Se Fernand Léger sembra sempre più dedicarsi ad un nobile sforzo di dinamismo lineare e di piani, noi futuristi portando fin dagli inizi la universalità del genio italiano abbiamo sempre proclamata l’indissolubile simultaneità del dinamismo del colore e della forma.
Forse è per via di questa “polemica” che Boccioni ha preferito defilarsi. O forse era davvero impegnato. O forse per entrambi i motivi.
Le lettere di Severini a Marinetti
In due lettere Severini parla, oltre che di questioni artistiche, anche del suo matrimonio. Leggiamo nella lettera datata 6 agosto (anzi, 6 Août ):
Carissimo Marinetti,
Stavo appunto per scriverti ed ho ricevuta la tua lettera che mi mette in grave imbarazzo.
Ti spiego la situazione:
I documenti relativi al matrimonio sono già rivenuti dall’Italia con un anticipo di una ventina di giorni.[…]
Non ho dunque più alcuna base di scusa per rinvio, eccettuata la tua impossibilità a venire.
[…]
Per queste ragioni avevamo d’accordo anticipato di qualche giorno, avevamo scelta la data del 21 agosto; subito dopo finita la cerimonia saremmo andati ad attendere gli eventi in casa di amici miei, vicino a Poitièrs.
[…]
Non posso, per tutte le ragioni, rinunziare ad averti in questa circostanza. È inutile che ti enumeri le ragioni d’ordine diplomatico, le capisci e conosci tutte.
[…]
Se ti accomoda meglio anticipare ancora di qualche giorno, si potrebbe fissare il 19.
Si tratta di due giorni da perdere; da non importa dove sarai, puoi arrivare a Parigi la sera del 18 p.e. e ripartire il dopopranzo del 19.[…]
Ti prego di rispondermi subito per ritorno di corriere. Dimmi anche se credi di poter contare sull’automobile di cui mi parlasti.
Da questa lettera intuiamo che Marinetti abbia scritto a Severini di non poter presenziare al matrimonio. Severini voleva anticipare per motivi economici («Il mio piccolo capitale se ne va che è un piacere»), anche se non si comprende come anticipare la data del matrimonio potesse risolvere la situazione: forse pensava di ricevere denaro per l’occasione e posticipare lo avrebbe messo in difficoltà.
Dalla lettera possiamo intuire anche come la data di matrimonio di Severini e Jeanne Fort sia stata decisa in funzione di Marinetti.
Nell’ultimo stralcio della lettera veniamo a sapere di un’automobile promessa agli sposi dal poeta. Sorge a questo punto un dubbio: se Marinetti non fosse andato a Parigi, come avrebbe prestato l’automobile all’amico?
Nella lettera del 12 agosto (questa volta scritto in italiano) Severini scrive:
Carissimo Marinetti,
Ti ringrazio infinitamente di esserti arrangiato per venire. Resta intesto che tu sarai qui il 27 (il mariaggio sarà il 28 mattina perché il 27 non è il giorno voluto dalle regole municipali).
Quindi fra il 6 e il 12 agosto Marinetti ha scritto a Severini comunicandogli, in pratica, la data del matrimonio, “arrangiato” in base ai propri impegni.
Sembra assurdo, a pensare con la mente di oggi, ma quando si ha a che fare coi futuristi, l’assurdo è la regola.
Severini torna poi a chiedere conferma dell’automobile, che Marinetti in effetti portò: una Lancia bianca. Ma quale modello? A partire dal modello Alfa del 1908 una qualsiasi fino alla Theta, del 1913, se era già disponibile nel mese di agosto.
Forse era una Lancia Beta, effettivamente di colore bianco:

Gli annunci matrimoniali su «L’Intransigeant»
Nella lettera del 6 agosto a Marinetti, Severini scrive:
Stasera uscirà nell’Intran. una nota sul matrimonio; pubblicheranno i nomi dei 4 testimoni.
In realtà, sull’«Intransigeant» non uscirono note fino al 16 agosto sul matrimonio:
Da «L’Intransigeant», 16 agosto 1913:
| Faire-part. Monsieur Paul Fort, homme de lettres, directeur de Vers et Prose, et Madame Paul Fort ont l’honneur de vous faire part du mariage de Mademoiselle Jeanne Fort, leur fille, avec Monsieur Gino Severini, peintre-futuriste, qui aura lieu le jeudi 28 août 1913, à onze heures, à la mairie du 14° arrondissement, rue Mouton-Duvernet. Et cela nous inspire cet épithalame amical et familier: C’est le 28 qua Gino Se marie avec Jeannette; Chantez, musettes, pipeaux, Chantez, pipeaux et musettes Pour Jeannette et pour Gino |
Annuncio Il signor Paul Fort, uomo di lettere, direttore di Vers et Prose, e la signora Paul Fort hanno l’onore di annunciare il matrimonio della signorina Jeanne Fort, loro figlia, con il signor Gino Severini, pittore futurista, che avrà luogo giovedì 28 agosto 1913, alle ore undici, presso il municipio del 14° arrondissement, rue Mouton-Duvernet. E ciò ci ispira questo epitalamio amichevole e familiare: È il 28 che Gino sposa Jeannette; cantate, cornamuse, zufoli, cantate, zufoli e cornamuse per Jeannette e per Gino. |
Una seconda nota compare il giorno stesso del matrimonio:
Da «L’Intransigeant», 28 agosto 1913:
| M. Gino Severini, peintre futuriste, épousera demain Mlle Jeanne Fort, fille du prince des poètes, Paul Fort. Loups, Tigres, Moutons, unanimistes, cubistes et autres artistes seront là. Il y a déjà quelque temps que les fiançailles ont été célébrées. Mais M. Gino Severini, bien que futuriste, a voulu montrer qu’il pouvait être, mieux qu’un bon futur, un bon présent à faire à une jeune fille… |
Il signor Gino Severini, pittore futurista, sposerà domani la signorina Jeanne Fort, figlia del principe dei poeti, Paul Fort. Lupi, Tigri, Pecore, unanimisti, cubisti e altri artisti saranno presenti. È trascorso un po’ di tempo da quando è stato celebrato il fidanzamento. Ma il signor Gino Severini, benché futurista, ha voluto mostrare che poteva essere, più che un buon futuro, un buon presente da offrire a una giovane ragazza… |
Quel “domani” fa riferimento sicuramente al giorno in cui è stata scritta la nota, ossia il 27.
Il matrimonio e la festa di nozze
Il matrimonio fra Gino Severini, 30 anni, e Jeanne Fort, 16 anni, fu celebrato con rito civile giovedì 28 agosto 1913 alle ore undici – che anche sull’orario della funzione vi sia lo zampino del poeta combattente? – presso il municipio del XIV arrondissement, in rue Mouton-Duvernet.
Severini indossava un tight, una tuba di seta, guanti bianchi e scarpe di vernice; Jeanne era invece in crêpe de Chine bianca.
Testimoni per lo sposo, come sappiamo, furono Marinetti e Apollinaire, mentre per la sposa Alfred Vallette, fondatore della rivista «Mercure de France», e Stuart Merrill, poeta simbolista.
Paul Fort definì l’evento le mariage de la France avec l’Italie. Ma forse è stato anche le mariage de le Symbolisme avec le Futurisme.
Alla funzione furono presenti anche André Salmon, Rachilde Emery, moglie di Vallette, e Max Jacob.
A quanto si dice, Severini sussurrò appena il sì, forse per timidezza, chissà, ma la ragazzina lo pronunciò a voce alta.
Fuori dagli uffici comunali era pieno di gente: dopotutto si sposava la figlia di Paul Fort. Fu anche girato un filmino con la cinepresa, che sarebbe interessante ritrovare e guardare.
Per la festa di nozze andarono tutti al Caffè Voltaire per un aperitivo – siamo ben lontani dallo spreco di soldi e cibo dei giorni nostri. Al locale Marinetti deve essersi divertito non poco: la festa fu animata da Jacob e Fort, con un sottofondo musicale di Francis Carco, uno scrittore che cantò le canzoni di Félix Mayol.
Un artigiano italiano donò come regalo di nozze una statuetta della “Vittoria di Samotracia”, che Jacob distrusse prendendola a bottigliate: era un nonsenso, sostenne, in mezzo a tutti quei futuristi. Che poi non fossero tutti futuristi dev’esser stato un dettaglio di poco conto.
Severini infine ci passò sopra. E anche a Marinetti dev’esser importato poco o nulla di quello scempio. Non fu proprio lui a sostenere che «un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia»?
Fonti
- La vita di un pittore, Gino Severini, Feltrinelli 1983
- Lettere futuriste, Umberto Boccioni, Egon 2009
- Scene da un matrimonio futurista, Lino Mannocci, Affinità elettive 2019
- Lettere di Gino Severini, inedite, Filippo Tommaso Marinetti Papers, Beinecke Rare Book & Manuscript Library
- «Lacerba», a. I, n. 15, 1 agosto 1913
- «L’Intransigeant», 16 agosto 1913
- «L’Intransigeant», 28 agosto 1913
- “Umberto Boccioni”, Roberto Tassi, L’Approdo letterario Volume 11, Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana 1965
- 28-8-13, mariage de la fille de Paul Fort [avec le peintre Gino Severini]: [photographie de presse], Agence Rol. Agence photographique, Gallica, BnF
- “Fondazione e Manifesto del Futurismo, F.T. Marinetti, 1909
