Romanza per canto o pianoforte – Parole di F.T. Marinetti
La romanza Carillon de Noël è una canzone per ragazzi scritta da Marinetti nel 1907 e musicata dal compositore Umberto Giordano (Foggia 1867 – Milano 1948). Uscì, sia con i testi sia con la partitura, per la Società Italiana di Fonotipia Editori di Milano.
La notizia della composizione della lirica apparve sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 249 il 21 ottobre 1907, ma la data in cui venne stampata, nello Stabilimento G. Ricordi e C. di Milano, è il 13 luglio di quell’anno.
La romanza fu incisa soltanto il 28 ottobre 1910, interpretata dalla soprano Laura del Lungo (Roma 1883 – ?), anche se in programma era per il 1909, abbinata a Zampugnata pugliese per Grammofono, altro brano composto da Giordano e inciso il 28 novembre 1909.
Carillon de Noël, che apparve in catalogo anche come O Natale, o giorno santo, fu quindi abbinato, nel 1909, a Natale di Augusta Holmes (Parigi, 1847 – ivi, 1903).
Il brano, che ebbe successo sia per il tema sia per la melodia, fu inciso di nuovo il 7 febbraio 1912, questa volta interpretato dalla soprano Elisa Petri (Fabriano 1869 – Milano 1929), ma con l’altro titolo citato.
Carillon de Noël fu ristampato da Sonzogno nel 1986, con la stessa copertina del 1907, che fu mantenuta nella nuova ristampa del 1999.
Il componimento viene qui riproposto nella sua versione originale e nella gentile traduzione di Francesca Preziosi.
Marinetti e la figura di Gesù
Carillon de Noël parla di Gesù, che discende dal cielo a portare i doni per Natale.
In un primo momento potrà risultare strano, bizzarro, incoerente che Marinetti, propugnatore dello svaticanamento dell’Italia, abbia dedicato un componimento poetico alla figura di Gesù, ma Marinetti non era ateo. Da non confondere l’anticlericalismo con l’ateismo.
La figura di Gesù è apparsa varie volte nelle sue opere.
Re Baldoria, 1910:
Gesù non dimentica gl’innocenti e gli uccelini
L’aeroplano del Papa, 1914:
lo t’applaudo, ingegnoso Gesù, per avere insultato e minacciato del peso crollante del tuo inferno l’orgoglio, bestia fetida, invincibile
L’alcova d’acciaio, 1921:
Dunque i profeti avevano annunciato che una vergine di Galilea sarebbe stata scelta come sposa da Giuseppe il falegname, e divenuta madre pur rimanendo immacolata, avrebbe dato la luce al divino bambino Gesù. Ora è in Paradiso.
“Il confessionale di odio”, Novelle colle labbra tinte, 1930:
Non è forse con sensualità cocente e con fremiti verginali che certe donne cattoliche si inginocchiano davanti al cuore vampante del soavissimo Gesù nell’afa profumatissima di una cappella nel mese mariano?
Il poema africano della Divisione “28 ottobre”, 1937:
Il bambino Gesù già contiene nel suo sforzo di vita redenzione calvario croce resurrezione immortalità tutto il Divino sulla terra fatto carne respirante gemente come noi
Il poema non umano dei tecnicismi, 1940:
Come la mano di Gesù benedirebbe un’arma mussulmana così il nostro trimotore sfiora un pavimento di nuvole lampade ovattate cicatrici di quadrata arenaria e sangue arato
Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana, 1942:
Angeli delle velocità e del balenante tritòlo voi che del volo faceste un battesimo d’aria santa e del motore un’errabonda culla in cerca di Gesù ormai planando sotto le firmamentali cupole di fuoco dei bombardamenti notturni potete oliare d’Assoluto ingranaggi di nervi di cuori di fantasie
La grande Milano tradizionale e futurista, 1942, ma pubblicato postumo, 1969:
E tu Gesù Gesù Gesù soccorri con la tua presenza parlante le nostre povere erranti incerte rampicanti parole in libertà
Originalità russa di masse distanze radiocuori, 1942/1943, ma pubblicato postumo, 1996:
O miele immensa goccia lenta che contieni vellutatamente il purissimo volto di Gesù a guisa di lampada caritatevole
Venezianella e Studentaccio, 1943/1944, ma pubblicato postumo, 2013:
– Che Iddio mi perdoni io la regalerei come una veste elegante per Venere
– Fai bene a dire che Iddio mi perdoni tanto più che Venere non è mai esistita mentre il Bambin Gesù ci benedice
L’aeropoema di Cozzarini, 1944:
Mio buon Gesù aiutami a tamponare il sangue di tante ferite vedi l’Italia non ha più lacrime e fiata male
Firenze biondazzurra sposerebbe futurista morigerato, 1944 (insieme a Alberto Viviani), ma pubblicato postumo, 1991:
Ora mi rivolgo a te Gesù dei Poeti non per la mia pace personale ché certo poco disturba anzi quel lontano diverte ironico brontolìo dell’Arno
Quarto d’ora di poesia della X mas, 1945:
Vibra a lunghe corde tese che i proiettili strimpellano la voluttuosa prima linea di combattimento ed è una tuonante cattedrale coricata a implorare Gesù con schianti di petti lacerati
Al di là di queste citazioni, negli anni fra il 1943 e il 1944 Marinetti dedicò un intero poema alla figura di Cristo: L’aeropoema di Gesù, rimasto inedito fino al 1991.
L’incipit stesso del poema è un’invocazione alla salvezza dell’Italia, dilaniata dalla guerra in atto:
Mio buon Gesù salva l’Italia Benedetta Vittoria Ala Luce Marinetti e permetti che la penisola da te riscolpita coi tuoi Santi Passi possa tributarti gli elogi dovuti con tutto il suo genio creatore letterario artistico filosofico scientifico
Osservando le date delle opere citate, è proprio negli anni della Seconda guerra mondiale che il poeta, con continuità, si rivolge a Gesù: un avvicinamento alla religione, al sacro, nel periodo più buio per l’Italia e anche per lui, malato e prossimo alla fine.
Carillon de Noël
Voici que l’enfant Jésus
descend du bleu firmament
sur une échelle d’argent
que les Anges ont tendue!…
Ouvre donc tes bras blanches
car il vient pour ta joie,
entasser sous ton tôit
des jouets éclatants.
Viens, ma petite, vien recueillir
les cadeaux merveilleux du Bon Dieu!
Viens ma petite, oh! viens couvrir de baisers
les pieds nus de Jésus!…
La voix des cloches s’envole,
oisseau bleu, à tire d’aile,
qui va planant dans le ciel,
en effleurant les coupoles.
Vois l’aurore qui flamboie!…
Entends! Le carillon d’or
exalte sa grande voix
d’échos en échos sonores!…
Viens, ma petite, vien recueillir
les cadeaux merveilleux du Bon Dieu!
Viens ma petite, oh! viens couvrir de baisers
les pieds nus de Jésus!…
Il carillon di Natale
(Traduzione di Francesca Preziosi)
Ecco che il bambino Gesù
discende dal firmamento blu
su una scala d’argento
che gli Angeli han teso!…
Apri allora le tue bianche braccia
perché Lui viene per la tua gioia,
stipando sotto il tuo tetto
dei giochi splendenti.
Vieni, piccola mia, vieni a ricevere
i meravigliosi doni del Buon Dio!
Vieni, piccola mia, oh! Vieni a coprire di baci
i piedi nudi di Gesù!…
La voce delle campane vola via,
l’uccello blu, ad ali spiegate,
nel cielo si libra,
sfiorando le cupole.
Guarda l’alba che si accende!…
Ascolta! Il carillon d’oro
esalta la sua voce grande
di eco in eco sonoro!
Vieni piccola mia, vieni a ricevere
i meravigliosi doni del Buon Dio!
Vieni piccola mia, oh! Vieni di baci a coprire
i piedi nudi di Gesù!…
Fonti
- Claudia Salaris, Marinetti. Arte e vita futurista, Editori Riuniti, 1997
- Giovanni Lista (a cura di), Marinetti et le futurisme études, documents, iconographie, L’Age d’Homme, 1977
- Bollettino della proprietà intellettuale, Tip. Nazionale G. Bertero, 1908
- Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 249 del 21 ottobre 1907
- Guido Salvetti (a cura di), Musica Storia, analisi e didattica Giordano e le nuove tecnologie cinema, radio e disco. Atti del convegno, Foggia, 28-29 ottobre 2017
- “FTM REDUX. Studio sull’ultimo Marinetti” di Patrizio Ceccagnoli, Columbia University, 2011
