14 aprile 1926 – 14 aprile 2026
Era il 14 aprile 1926 quando Filippo Tommaso Marinetti sposò Benedetta Cappa, con un rito civile, alle ore 15:30 a Villasanta di Monza. Il matrimonio fu celebrato nella villa di Umberto Notari – l’amico di Marinetti, scrittore e editore – in via Giuseppe Garibaldi 70. Oggi c’è una targa a ricordare l’evento.

Nel certificato di matrimonio non leggiamo “Filippo Tommaso”, bensì “Marinetti Emilio”, quarantanove anni e di professione “letterato”. Benedetta aveva ventotto anni. Entrambi risiedevano a Roma – il poeta vi si trasferì nel luglio 1924 a piazza Adriana.
Nel certificato Marinetti compariva come figlio di Enrico e di “ignoto”, come all’epoca si usava quando – nonostante fosse certa la madre – un bambino nasceva all’infuori del matrimonio: per legge la madre non poteva riconoscere i propri figli. Enrico Marinetti, infatti, si trasferì ad Alessandria d’Egitto nel 1873 con Amalia Grolli, ancora sposata con un altro uomo.
Testimoni del matrimonio furono Umberto Notari e l’avvocato Angelo Rinaldi. L’Ufficiale di stato civile fu un certo dottor Luigi Enoch. I testimoni dell’atto di iscrizione del matrimonio, invece, avvenuto il 27 maggio alle 15, furono Amalia Cipollini, madre di Benedetta, e l’impiegato Ubaldo Marchetti.
Secondo quanto scrive Benedetta al fratello, le vicissitudini per celebrare il matrimonio furono molte. La decisione di sposarsi a Monza fu ostacolata: le pubblicazioni del matrimonio si dovevano presentare nel luogo di residenza, che era Roma. Per celebrare il rito a Monza occorreva un’autorizzazione concessa soltanto per motivi plausibili.
Il primo giuramento avvenne a marzo, con testimoni la madre di Benedetta e un uomo, che in una lettera senza data al fratello Alberto la donna descrive come «un signore ignoto (!)».
Probabilmente quella lettera è del 30 marzo, poiché Benedetta scrive che «Marinetti è preso dalle prove del Vulcano1 che andrà in scena domani sera». L’opera fu presentata al Teatro Valle a Roma il 31 marzo dalla Compagnia del Teatro d’Arte di Fausto Pirandello (figlio di Luigi).
Incontro di due artisti
Marinetti incontrò Benedetta probabilmente il 3 febbraio 1918 – dalla data di una tavola parolibera disegnata dietro un biglietto di ringraziamento che la donna gli regalò. Fu un incontro artistico in tutti i sensi.
Marinetti era un poeta famoso: il suo movimento futurista esisteva già da quasi un decennio; volontario nella Prima guerra mondiale, Marinetti andò in licenza invernale intorno alla fine di gennaio 1918, ritornando al fronte l’8 febbraio. Eppure nei suoi diari non menziona quell’incontro: il primo cenno a “Beny” risale all’11 ottobre 1919.
Benedetta, invece, era allieva del pittore Giacomo Balla, che aveva lo studio in via Oslavia 39, al tempo uno degli ultimi edifici prima della campagna e degli “sterminati prati” – infatti il quartiere fu poi denominato Prati, ma in quegli anni era il “Della Vittoria”, in onore all’esito della Grande Guerra, la vittoria di Vittorio Veneto tanto celebrata da Marinetti.
Dall’abolizione del matrimonio… al matrimonio con Benedetta
Non posso vivere più di 1 giorno con una donna!2
Così scriveva Marinetti il 19 aprile 1917 al fronte.
L’anno successivo il poeta dà alle stampe Come si seducono le donne. Nella seconda parte del capitolo XI, “Saluto di un bombardiere alla donna italiana”, leggiamo 11 (casuali) punti programmatrici rivolti alla donna.
All’ultimo punto i futuristi offrono alla donna:
Diritto di voto. Abolizione della autorizzazione maritale. Divorzio facile. Svalutazione e abolizione graduale del matrimonio. Svalutazione della verginità. Ridicolizzazione sistematica e accanita della gelosia. Libero amore.3
Marinetti, otto anni prima del matrimonio con Benedetta, è ancora uno scapolo convinto. Ma lo sarà ancora nel 1919, quando pubblica Democrazia futurista:
Il matrimonio è una forma di barbarie che non avrebbe potuto reggere senza la grande valvola dell’adulterio.
[…]
Il matrimonio deprime e avvilisce la donna abbreviandone la gioventù e troncandone le forze spirituali e fisiche.
Il matrimonio scoraggia e soffoca lo sviluppo del figlio, tronca la gioventù e la forza virile del padre, effemmina l’adolescente, monotonizza e affloscia in un ambiente di mediocrità tre o più individui che avrebbero dato il loro massimo rendimento slegati in libertà e in piena avventura.4
All’abolizione del matrimonio Marinetti dedica una parte del capitolo 8, “Orgoglio italiano rivoluzionario e libero amore”.
Secondo Marinetti, l’abolizione del matrimonio doveva essere il primo e più importante provvedimento da attuare, rito passatista che inibisce l’ebbrezza dei sensi e monopolizza le forze vitali dell’uomo e della donna.
I pensieri del poeta sul matrimonio furono divulgati anche nel manifesto “Contro il matrimonio”, la cui prima edizione apparve sul periodico «Roma Futurista» di Roma, a. II, n. 21 del 25 maggio 1919.
Una prima convivenza
Da una lettera di Benedetta al fratello Alberto del 19 marzo 1926 intuiamo che la coppia aveva iniziato a convivere il 7 luglio 1920. Marinetti persuase Benedetta a vivere insieme, così da portare il loro «amore nel cielo libero e puro della poesia».
Ecco che, poco più di un anno dopo la sua idea di abolire il matrimonio e tre anni dopo la sua convinzione di non poter vivere che un solo giorno con una donna, il poeta si decide alla vita in comune con Benedetta.
Ma perché il matrimonio dopo sei anni di convivenza?
Un matrimonio “per non avere noie”
Nel 1926 Marinetti e Benedetta partono per una serie di conferenze sul Futurismo in America latina.
Scrive Benedetta al fratello Alberto il 19 marzo:
Per non avere noie durante il nostro viaggio in America (tu conosci le meschine vendette dei nostri connazionali all’Estero!) abbiamo deciso di legalizzare la nostra unione.
Benedetta dice poi al fratello che le farà molto piacere averlo come uno dei testimoni. Benedetta non appare così felice di quest’unione legalizzata:
Io ho un’ombra di tristezza. Eravamo lieti e liberi, al di sopra di questa umanità tuffata nel relativo e nel grigio, eravamo spensierati e felici, dopo chi sa?
Il pensiero di Marinetti, riguardo al matrimonio, fu di non procurarle «delle noie in un domani vicino o lontano».
La coppia restò insieme per oltre 18 anni, fino alla morte del poeta il 2 dicembre 1944: Benedetta gli restò accanto fino all’ultimo soffio di vita.
Fonti
- “Atti di matrimonio – Parte II – Serie A”, Archivio di Stato di Roma, Stato civile italiano, Roma, 1926
- Falconi, Fabrizio, Misteri e segreti dei rioni e dei quartieri di Roma, Newton Compton Editori, 2013
- Kenawi, Muhammad AbdelKader, L’italiano in Egitto e italiani d’Egitto, Ledizioni, 2022
- Marinetti, F.T., Taccuini 1915/1921, Società editrice il Mulino, 1987
- Marinetti, F.T., Come si seducono le donne, Cappelli Editore, 1918; seconda edizione accresciuta.
- Marinetti, F.T., Democrazia futurista, Facchi Editore, 1919
- “Pubblicazioni di matrimonio”, Archivio di Stato di Roma, Stato civile italiano, Roma, 1926
- Papers of F.T. Marinetti and Benedetta Cappa Marinetti, 1902-1965 (bulk 1920-1939), Series II: Manuscripts and Correspondence of Benedetta Cappa Marinetti, Getty Research Institute, Research Library, Accession no. 920092
- Zoccoli, Franca, Benedetta Cappa Marinetti – L’incantesimo della luce, Selene Edizioni, 2000
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1 In realtà il titolo è Vulcani, otto sintesi concatenate.
2 Marinetti, F.T., Taccuini 1915/1921, Società editrice il Mulino, 1987, p. 71.
3 Marinetti, F.T., Come si seducono le donne, Cappelli Editore, 1918, p. 158.
4 Marinetti, F.T., Democrazia futurista, Facchi Editore, 1919, p. 69.
