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Mata Hari, pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle, viene ricordata sempre come una delle più pericolose spie della Prima guerra mondiale, ma in realtà è molto probabile che non abbia mai esercitato come spia. Di certo, però, è stata condannata a morte nel 1917 dalla Francia senza uno straccio di prove, anzi perfino con prove falsificate.

Mata Hari non fu quindi giustiziata, ma assassinata, in un periodo in cui si uccideva anche per motivi meno gravi. La sua fucilazione servì per risollevare il morale delle truppe in prima linea: i soldati avrebbero così saputo che in patria si stava lavorando per la vittoria finale e per accelerare la conclusione della guerra.

Nel 1911 Mata Hari – nome che significa “Occhio dell’Alba”, quindi Sole – era ancora una donna libera e, soprattutto, una danzatrice. Aveva creato un miscuglio orientalista di danze e sosteneva d’esser nata a Giava. In realtà era olandese, ma amava mentire sulle sue origini, fornendo spesso informazioni diverse sulla sua nascita e sulla sua vita.

Milano 1911/1912: il debutto alla Scala di Mata Hari

Mata Hari aveva appena qualche mese in più di Marinetti, essendo nata il 7 agosto 1876, ma si sposò presto, a diciotto anni, con un uomo molto più grande di lei, Rudolph MacLeod, capitano di stanza nelle Indie Orientali Olandesi (oggi Indonesia).

Dopo aver danzato nei teatri di molti paesi europei e anche in case private, nel 1911 riuscì a ottenere una parte nel quinto atto dell’Armida, il 17 dicembre, e anche a interpretare Venere nel balletto Bacco e Gambrinus, con la musica di Romualdo Marenco e la coreografia di Giovanni Pratesi.

Il debutto nella parte di Venere avvenne nella sera del 4 gennaio 1912. Il teatro era pieno e fra i tanti del pubblico si notarono anche due nomi d’eccezione: Gabriele d’Annunzio e F.T. Marinetti.

Notizie contrastanti su Mata Hari

Scrive «Il Sole 24ore»:

Mata Hari agli inizi del ‘900 venne a Milano e danzò per poche sere alla Scala. La ragione va cercata in una storia sentimentale che l’abilissima danzatrice stava vivendo con Giovanni Pratesi, nipote del compositore Romualdo Marenco. Per lei lo spasimante creò il balletto “Bacco e Gambrinus” (5 rappresentazioni dal 4 gennaio 1912), nel quale la nota signora interpretava Venere. Per tale motivo Mata Hari giunse a Milano alla fine del 1911 e, per evitare pettegolezzi causati dagli incontri in albergo, Pratesi – allora abitante in via Senato con moglie – la sistemò da un vicino: Filippo Tommaso Marinetti.

Giovanni Pratesi e la moglie abitavano in Via Senato 2, ma Marinetti in quella data era già a Corso Venezia 61, essendovisi trasferito dalla fine di settembre di quell’anno. A meno che non si intenda con “vicino” il fatto che Corso Venezia sia dietro l’angolo di via Senato.

Anche altre fonti riportano una relazione fra Pratesi e Mata Hari e la sistemazione in casa di Marinetti, eppure il poeta non ne ha mai parlato.

Il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, alla voce dedicata a Giovanni Pratesi, dice qualcosa di diverso:

Nell’edizione messa in scena alla Scala (4 gennaio 1912, con 5 repliche), riprodotta da Vincenzo Dell’Agostino, figurò per una sola sera nella parte di Venere la celebre Margaretha Geertruida Zelle (in arte Mata Hari), conosciuta presso il salotto milanese di Filippo Tommaso Marinetti, frequentato da Pratesi.

Quindi Pratesi avrebbe conosciuto la danzatrice addirittura in casa di Marinetti, altra informazione di cui il poeta non ha mai accennato.

Un curioso legame fra Marinetti e Mata Hari

Mata Hari fu sospettata di spionaggio inizialmente dagli inglesi, che presero a tenerla d’occhio durante i suoi viaggi in Europa.

Secondo alcune fonti, probabilmente false, a consegnarla poi ai francesi – che prima le proposero di lavorare per loro come spia, poi l’accusarono di spionaggio contro la Francia, l’imprigionarono, la processarono e infine la fucilarono – fu il giornalista guatemalteco (poi naturalizzato argentino) Enrique Gómez Carrillo.

Carrillo ne approfittò e scrisse El Misterio de la Vida y de la Muerte de Mata Hari (Renacimiento, 1923), poi tradotto in italiano (Il mistero della vita e della morte di Mata Hari interamente svelato, Estremo Oriente, 1930).

Marinetti conosceva Enrique Gómez Carrillo. Due anni prima, il 16 aprile 1909, il poeta combattente ha sfidato a duello il critico Charles Henry Hirsch. La direzione del combattimento fu affidata a un famoso direttore di duelli (all’epoca ne vantava, compreso quello di Marinetti-Hirsch, ben 190), Eugene Rouzier-Dorcières.

Rouzier-Dorcières fu coadiuvato dal giornalista Enrique Gómez Carrillo.

Mata Hari in casa Marinetti

Se dobbiamo credere a Marinetti, Mata Hari danzò per lui e alcuni futuristi in casa sua, a Corso Venezia 61, esibendosi nella “Danza del Fiore Magico”, nuda stando alla testimonianza del poeta nel suo memoriale uscito postumo:

organizzo e imbottisco di tappeti e tende di Persia Giappone Cina Cairo la visita della famosa bellezza ungherese Mata-Hari Danza nuda lieta di essere valutata da questi futuristi straricchi di forza creatrice ed è un tattilismo di seta carne velluto cespugli solitudini tane felini sofficità asprigne che i fili di luce delle lampade di moschea palpano subdolamente vantando la delicatezza ideale dei polpacci e l’amoroso scivolo delle coscie

Musica senza suoni e appena un risucchio di salive e lane Nessuno nell’ammirare sì spiritose parlanti caviglie poteva immaginare che gocce di sguardi lampi di piedini dinamizzassero un corpo perfetto annaffiatoio di gioia nel truce fossato di Vincennes al punto da fargli mormorare «caro generale francese se non parli di mitragliatrici sembri uno sciocco parlami pure del modello di fucile usato dalle truppe di copertura»

Qui Marinetti fa riferimento alla fucilazione di Mata Hari, avvenuta il 15 ottobre 1917 a Vincennes.

Mata Hari non danzò mai completamente nuda. Togliendosi via via i veli durante la danza, restava con il seno coperto – su cui aveva imbastito una sorta di leggenda – dai cosiddetti cache-seins.

La danzatrice ballò davvero per Marinetti? Nelle biografie della presunta spia non si menziona nulla del genere, a eccezione di generiche case private in cui accettò di danzare.

Forse una di quelle case era proprio un appartamento milanese al primo piano di Corso Venezia 61. Dove abitava Marinetti.

Fonti

  • Howe, Russell Warren, Mata Hari, Edizione CDE su licenza Mondadori, 1998
  • Waagenaar, Sam, La vera storia di Mata Hari, Oscar Mondadori, 1987
  • Marinetti, F.T., La grande Milano tradizionale e futurista. Una sensibilità italiana nata in Egitto, Mondadori 1969
  • Musini, Daniela, Le incantatrici, Piemme, 2024
  • Agnese, Gino, Marinetti: una vita esplosiva, Camunia, 2008
  • Dicorato, Giuseppe, Andavamo al Giamaica, Lampi di Stampa, 2012
  • Torno, Armando, “A Milano con Benjamin, Kafka e Mata Hari”, «Il Sole 24ore», 26 febbraio 2016
  • “Giovanni Pratesi”, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani

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