Quando è nato il Futurismo e, soprattutto, quando si è concluso?
Se sulla data di nascita del movimento creato da F.T. Marinetti ci sia concordanza fra gli storici e fra gli stessi artisti futuristi, non si può asserire lo stesso sulla sua fine.
Infatti, ognuno sembra avere una propria opinione sulla conclusione del Futurismo.
Ma cominciamo dall’inizio.
La nascita del Futurismo e la sua fase “eroica”
Un’imprecisione che si legge troppo spesso, se non sempre, è posticipare il lancio del “Manifesto del Futurismo” al 20 febbraio 1909 su «Le Figaro» di Parigi. In realtà, prima di comparire sui quotidiani, il Futurismo fu annunciato – come avverrà anche in seguito per manifesti e iniziative del movimento – con i volantini già dal gennaio.
Il primo periodico che annunciò il Futurismo fu la «Gazzetta dell’Emilia», anche se quel 5 febbraio furono pubblicati soltanto gli 11 punti programmatici, mentre sul «Figaro» comparve il manifesto completo del prologo.
Marinetti diede ovviamente ampio spazio al suo movimento, pubblicandone il manifesto in altri quotidiani e nelle sue opere. Nella stessa rivista «Poesia» comparve il manifesto completo, nelle due versioni francese e italiana, a partire dal n. 1-2 del febbraio-marzo 1909.
Nei due numeri successivi – e anche ultimi della rivista – 3-4-5-6 dell’aprile-luglio e 8-9 dell’agosto-ottobre, la copertina riportava in rosso la scritta “Il Futurismo”.
Siamo agli albori del movimento futurista, ma già arrivarono adesioni e complimenti da più parti: scrittori italiani e esteri e stampa italiana e estera.
Quella che viene da alcuni definita “fase eroica” – o primo Futurismo – dura fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. In effetti, dal 1909 al 1915 i manifesti futuristi rivoluzionarono molti campi: pittura, musica, drammaturgia, politica, tecnologia, scultura, letteratura, scrittura, arte dei rumori, poesia, teatro, estetica, architettura, guerra, moda, economia.
Il movimento marinettiano introdusse inoltre le “serate futuriste”, eventi chiassosi e rissosi che riscossero successi e aspre critiche. Il Futurismo, insomma, si impose come l’avanguardia più importante e influente del primo Novecento.
Il “Secondo Futurismo” e i futuristi di seconda generazione
La Prima guerra mondiale vide molti futuristi sul campo di battaglia. Assertore della guerra come sola igiene del mondo, promotore del militarismo, del patriottismo, del coraggio e del passo di corsa, dell’aggressività e della lotta, Marinetti, assieme ad altri, si arruolò nel battaglione lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti.
Purtroppo, com’era prevedibile, la guerra non permise a tutti di tornare a casa e si prese due figure importanti e decisive del movimento futurista: il pittore Umberto Boccioni, morto per una caduta da cavallo, e l’architetto e pittore Antonio Sant’Elia, deceduto in combattimento, entrambi nel 1916.
La guerra rallentò le attività del Futurismo e il dopoguerra portò a sostanziali cambiamenti sia nella politica sia nella società dell’Italia. Non si parla più di fase eroica ma di Secondo Futurismo. La Prima guerra mondiale segnò una sorta di spartiacque fra le due fasi del movimento.
Marinetti, rilanciando il Futurismo nel primo dopoguerra, attirò e accolse nuovi adepti, anche se l’entrata nel movimento delle nuove leve fu criticata da alcuni dei primi futuristi.
Comunque, vi furono artisti degni di nota come Fortunato Depero, Gerardo Dottori, Ivo Pannaggi, Tullio Crali, Enrico Prampolini, Fillìa (Luigi Colombo) e Tato (Guglielmo Sansoni).
La vicinanza del movimento – anche se non di tutti i futuristi – con il fascismo comportò un ingiustificato disinteresse da parte degli studiosi verso il Futurismo nel secondo dopoguerra.
Le 4 conclusioni del Futurismo
Quando è finito il movimento futurista? Vedremo che esistono ben 4 date sulla fine del Futurismo: 1915, 1918, 1944 e 1950.
La fine del Futurismo nel 1915
Nel suo romanzo vissuto Le serate futuriste (Ceschina, 1961) Francesco Cangiullo, che aderì al Futurismo nel 1912, datò la fine del movimento al 1915.
Il 1915 fu difatti un anno cruciale, sia per l’Italia sia per il Futurismo, perché segnò l’entrata del nostro Paese nella Prima guerra mondiale. Come detto, fu anche – tutto il periodo bellico – uno spartiacque fra il primo e il secondo Futurismo.
La fine del Futurismo nel 1918
Nonostante le attività del movimento futurista siano state rallentate dalla guerra, Marinetti continuò la sua opera di divulgazione del Futurismo. Al fronte, poi, declamava brani delle sue opere, specialmente il “Bombardamento di Adrianopoli” tratto dal romanzo parolibero Zang Tumb Tuuum del 1914.
Dal 1915 al 1918 Marinetti si mantenne creativo e diede alle stampe ben 8 opere: Guerra sola igiene del mondo e Teatro futurista sintetico nel 1915, Mallarmé Versi e prose (libro “taschinabile” per i soldati in trincea) e Teatro futurista sintetico del 1916 (secondo volume), Come si seducono le donne e Noi futuristi (antologia di poeti) nel 1917, Poesie scelte (altro volume “taschinabile”) e L’isola dei baci (scritto assieme a Bruno Corra) nel 1918.
La fine del movimento nel 1918 va vista come la fine della fase più creativa e originale del Futurismo. Tuttavia, non mancarono le innovazioni, le trovate, le originalità, che desumiamo dai tanti manifesti pubblicati fra il 1918 e il 1944 e che toccarono tantissimi contesti: teatro aereo, alfabeto a sorpresa, creazione panplastica, azionariato sociale, pirotecnica, tattilismo, diritti artistici, arte e estetica meccanica, teatro astratto e teatro tattile, arte sacra meccanica, misurazione, aeropittura e aeropoesia, fotografia futurista, teatro aeroradiotelevisivo, aeroplastica e aeromusica, macchinolatria, poesia sottomarina, romanzo sintetico, aerosilografia.
La fine del Futurismo nel 1944
Il 2 dicembre 1944, a Bellagio, in provincia di Como, si spegne Marinetti, fondatore del Futurismo.
Al di là delle opinioni personali e degli studi critici sul movimento d’avanguardia, la morte di Marinetti segnò inevitabilmente la fine del movimento futurista, proprio perché venne a mancare l’incitatore, la figura predominante, l’organizzatore, lo stimolo a creare e inventare.
Anche secondo l’Handbook of International Futurism il 1944 segnò la fine dell’avanguardia. La stessa Benedetta, a Venezia nel 1944, dopo la morte del poeta, dichiarò agli ultimi futuristi rimasti la fine del Futurismo, scatenando le loro reazioni.
La fine del Futurismo nel 1950
Esiste un’altra data che stabilisce la fine del movimento marinettiano: il 1° marzo 1950.
Pino Masnata parlò di una riunione degli ultimi futuristi fatta in casa sua, quel giorno, in cui venne dichiarata la fine del Futurismo per evitare che il nome venisse sfruttato e svalutato.
Bibliografia
- “What Is Futurism?” di Jon Mann, Artsy, 2 febbraio 2017 (pagina consultata il 1° maggio 2025)
- “How Italian Futurism Influenced the Rise of Fascism” di Jad Dahshan, artmejo (pagina consultata il 1° maggio 2025)
- “Voci dal Futurismo” di Ginevra Bria, Exibart, 21 maggio 2009 (pagina consultata il 1° maggio 2025)
- “Italian Futurism: An Introduction” di Emily Casden, Smarthistory, 9 agosto 2015 (pagina consultata il 1° maggio 2025)
- Handbook of International Futurism, 2018
- Benedetta Cappa Marinetti l’incantesimo della luce di Franca Zoccoli, Selene 2000
