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100 anni fa il manifesto di Marinetti

Il manifesto “Contro i capelli corti” (delle donne) di F.T. Marinetti apparve sul periodico «Il Tevere», nel numero 231 del 28 e 29 settembre 1926, manifesto in cui il poeta critica la lunghezza dei capelli delle donne.

Con una serie di metafore Marinetti spiega la bellezza e l’utilità dei capelli lunghi e il disprezzo e lo svantaggio di quelli corti in una donna.

Qualcuno penserà che Marinetti, con l’intero Futurismo, ce l’avesse con le donne. Dopotutto, al punto 9 del “Manifesto di Fondazione” Marinetti stesso scrisse:

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertarî, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Concetto che ribadì nel “Proclama futurista” quello stesso anno:

Sì, i nostri nervi esigono la guerra e disprezzano la donna, poiché noi temiamo che braccia supplici s’intreccino alle nostre ginocchia, la mattina della partenza!… Che mai pretendono le donne, i sedentarî, gl’invalidi, gli ammalati, e tutti i consiglieri prudenti?

Pensiero ripreso poi nel manifesto “Uccidiamo il chiaro di luna” del 1911. E di nuovo, lo stesso anno, al punto 7 del manifesto “Contro la Spagna passatista” leggiamo:

Combattere la tirannia dell’amore, l’ossessione della donna ideale, gli alcool del sentimento e le monotone battaglie dell’adulterio, che estenuano gli uomini di venticinque anni.

E l’anno successivo, nel “Manifesto tecnico della letteratura futurista”, il poeta scrisse:

Il calore di un pezzo di ferro o di legno è ormai più appassionante, per noi, del sorriso o delle lagrime di una donna.

Il Futurismo disprezzava la donna?

Il disprezzo della donna sancito dal “Manifesto del Futurismo” è stato spesso frainteso, tacciandolo di sessismo. In “Contro l’amore e il parlamentarismo!” del 1917 Marinetti spiega questo concetto.

Quest’odio, appunto, contro la tirannia dell’amore, noi esprimemmo con una frase laconica: «il disprezzo della donna».

Noi disprezziamo la donna, concepita come unico ideale, divino serbatoio d’amore, la donna veleno, la donna ninnolo tragico, la donna fragile, ossessionante e fatale, la cui voce, greve di destino, e la cui chioma sognante si prolungano e continuano nei fogliami delle foreste bagnate di chiaro di luna.

Ciò che il poeta in realtà disprezzava era il romanticismo femminile. Questa filosofia marinettiana si riscontra anche nel manifesto “Contro il lusso femminile” del 1920.

Quanto alla pretesa inferiorità della donna, noi pensiamo che se il corpo e lo spirito di questa avessero subìto, attraverso una lunga serie di generazioni, una educazione identica a quella ricevuta dallo spirito e dal corpo dell’uomo, sarebbe forse possibile parlare di uguaglianza fra i due sessi.

Più avanti Marinetti si dimostra avanti per i suoi tempi:

Per effetto del parlamentarismo, una nazione intera è alla mercé di codesti fabbricanti di giustizia, i quali col ferro docile delle leggi, costruiscono assiduamente trappole per i gonzi. Affrettiamoci dunque ad accordare alle donne il diritto di voto. È questa, d’altronde, la conclusione estrema ed assolutamente logica dell’idea di democrazia e di suffragio universale, quale fu concepita da Gian-Giacomo Rousseau e dagli altri preparatori della Rivoluzione francese.

Lo ribadì nel 1918 nel “Manifesto del partito politico futurista”:

Suffragio universale uguale e diretto a tutti i cittadini uomini e donne.

Come ancor prima, nel 1913, nel manifesto “L’immaginazione senza fili e le parole in libertà”:

Semi-uguaglianza dell’uomo e della donna, e minore slivello dei loro diritti sociali.

E parlando di un governo al femminile:

Ci si afferma che un governo composto di donne o sostenuto dalle donne ci trascinerebbe fatalmente, per vie di pacifismo e di viltà tolstoiana, ad un trionfo definitivo del clericalismo e dell’ipocrisia moralista.

Forse! Probabilmente! E mi dispiace!

Da chi professava la guerra come sola igiene del mondo non potevamo aspettarci qualcosa di diverso.

Se Marinetti avesse davvero disprezzato le donne, non le avrebbe ammesse nel suo movimento. Tant’è che una di esse, Valentine de Saint-Point – con cui forse ebbe una relazione – scrisse due manifesti futuristi: il “Manifesto della donna futurista” del 1912 e il “Manifesto futurista della lussuria” del 1913.

Contro i capelli corti – Manifesto del settembre 1926

I capelli lunghi sono mediterranei e tropicali.
I capelli corti sono polari.

I capelli lunghi sono i versi liberi e le parole in libertà della donna.
I capelli corti trasformano la donna in stupido sonetto senza dinamismo lirico.

I capelli lunghi sono un’amaca voluttuosa nel folto del bosco.
I capelli corti sono una sedia di ferro scricchiolante in un noioso comizio sudato.

I capelli lunghi prolungano il desiderio amoroso.
I capelli corti lo troncano.

I capelli lunghi sono il soffice imballaggio delle nostre anime spedite all’infinito a grande velocità.
I capelli corti sono le lettere di pubblicità circolari aperte che nessuno legge e che si impolverano sui tavoli degli uffici.

I capelli lunghi hanno il ritmo continuo e felice del libero atlantico e degli amplessi selvaggi nelle foreste beate.
I capelli corti sono il pettegolezzo moralista, il poliziotto, la carta bollata e tutti i divieti sociali.

I capelli lunghi sono un attributo e un simbolo dell’indispensabile animalità.
I capelli corti cerebralizzano assurdamente la schiena della donna.

I capelli lunghi possono servire a imbavagliare le donne ciarliere.
I capelli corti offrono alle donne stupide una occasione di più per dire delle sciocchezze sull’importanza della moda.

I capelli lunghi allenano l’istinto virile ad arrampicarsi in cielo.
I capelli corti lo scoraggiano riducendo il suo slancio alle loro dimensioni.

I capelli lunghi nascondono e abbelliscono il quotidianismo plumbeo; danno l’illusione di una vita potente e gioconda con foreste frutta succulente belve e uccelli.
I capelli corti sono una cubica stanza di impiegata con relativo rumore di macchina da scrivere, mentre in alto gli areoplani intrecciano lunghissimi capelli di voli per ornare la cesta dei grattacieli.

I capelli lunghi sono il soave tappeto del sentiero schienale per le veloci biciclette del desiderio amoroso.
I capelli corti sono il pneumatico sgonfiato sotto il sole.

I capelli lunghi sono l’estate fogliuta.
I capelli corti sono l’universo spoglio.

I capelli lunghi guidano gli inesperti.
I capelli corti disgustano gli espertissimi.

I capelli lunghi sono pagani.
I capelli corti sono protestanti.

I capelli lunghi smorzano gli urti tra uomo e donna che sono talvolta di cristallo.
I capelli corti sono una spazzola irritante.

I capelli lunghi, alghe della donna, ci richiamano alla nostra sana origine marina con relativa forza di esplorazione e di navigazione veloce.
I capelli corti, moda passeggera, dovuta a una passeggera diminuzione dell’istinto virile non hanno nulla di futurista. Diminuiscono mentre il Futurismo immensifica. Uguagliano mentre il Futurismo accentua gli inegualismi creatori.
I capelli corti sono l’ambiguità e l’equivoco dei sessi indecisi e pessimisti mentre il Futurismo irradia sul mondo i lunghissimi capelli della sua elettricità precisa, ottimista, aggressiva, luminosa, fecondante e novatrice.

Fonti

  • F.T. Marinetti, “Contro i capelli corti”, «Il Tevere», n. 231, 28 e 29 settembre 1926
  • – “Fondazione e manifesto del Futurismo”, 1909
  • – “Proclama futurista”, 1909
  • – “Uccidiamo il chiaro di luna”, 1911
  • – “Contro la Spagna passatista”, 1911
  • – “Manifesto tecnico della letteratura futurista”, 1912
  • – “Contro l’amore e il parlamentarismo!”, 1917
  • – “Contro il lusso femminile”, 1920
  • – “Manifesto del partito politico futurista”, 1918
  • – “L’immaginazione senza fili e le parole in libertà”, 1913

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