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Il breve racconto inedito, di cui si ignora la data di stesura, è un dattiloscritto in inchiostro blu di 3 pagine, su carta Extra Strong, ormai ingiallita e macchiata. Nell’ultima pagina è riportata, a caratteri maiuscoli, la firma: F.T. MARINETTI.

“Trincee di bambini” è un racconto di fantasia ambientato in un imprecisato luogo, una storia preceduta da un sintetico prologo che getta i lettori dentro il dramma della guerra. Le scene, specialmente nel prologo, richiamano i momenti vissuti dal poeta durante la Prima guerra mondiale.

Lo stesso titolo, “Trincee di bambini”, evoca l’esperienza bellica di cui Marinetti trattò in vari suoi scritti, primi fra tutti i Taccuini, il minuzioso diario di guerra tenuto al fronte, o anche il romanzo esplosivo 8 anime in una bomba, pubblicato nel 1919.

I protagonisti sono due bambini, inizialmente chiamati Forte e Dolce – come si evince dalle correzioni di Marinetti – poi ribattezzati Pupetto e Pupetta.

Il tema del racconto, dunque, è la guerra, «il nostro più bel giuoco», come dirà uno dei bambini protagonisti della storia; la sola igiene del mondo – come sostenne sempre Marinetti. Ma il tema è anche il patriottismo, l’amore duraturo e incondizionato per l’Italia.

E per l’Italia, per la sua vittoria, si è pronti a tutto, anche all’estremo sacrificio.

Il manoscritto

Il testo originale consiste di 15 fogli manoscritti a penna in inchiostro blu, con correzioni e integrazioni a matita. Il testo revisionato è stato poi dattiloscritto su 3 fogli.

Nelle note a fondo pagina sono state riportate le differenze fra la copia manoscritta e quella dattiloscritta, che rappresenta la versione definitiva del racconto.

I due documenti provengono dal fondo Filippo Tommaso Marinetti papers della Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale a New Haven, Connecticut.

Trincee di bambini

Erano tempi di guerra continua. L’inesauribile boria dei diplomatici curvi sui trattati di pace, s’innalzava come una cortina di fumo per mascherare i calcoli delle artiglierie e le furibonde riprese del fuoco dialogato.

Negli ospedali, i dottori impazzivano lavorando giorno e notte, nevrastenicamente, e i feriti, nei letti pigiati, si curavano l’un l’altro, discutendo ferocemente di chirurgia.

I becchini preferivano morire al fronte piuttosto che rimpinzare il ventre rigurgitante dei cimiteri.

Sulla soglia delle scuole, i bambini schierati1 si sparavano pietrate mortali.2

Pupetto e Pupetta, figli del Duca3 di Altomare, entrarono nella biblioteca dove il padre leggeva semisepolto nella poltrona-tomba, più vasta fra i gloriosi titoli o fochi fatui dei libri-tombe.

«Papà, non leggere più!4» disse Pupetto5, «vieni a vedere in giardino6 le formiche nere che danno l’assalto7 alle formiche bianche».

Pupetta8, stupore azzurro in uno scapigliamento d’oro, assentiva col capo.

«Lasciami leggere» borbottò il Duca, senza alzare la testa9 aquilina cinquantenne, cocciuta. Pupetto e Pupetta escono. Silenzio. Ma fanno topolino10 all’uscio, mezz’ora dopo:

«Papà, le formiche nere sono salite quassù. Guarda11 in questo libro12! Corrono corrono sulla carta13. È ormai tutta presa da loro».

Le formiche bianche sono accerchiate e sbiadite.

Il Duca alza la testa:

«Vieni qui! E anche tu, Pupetta14. Ascoltate15 la storia di mio16 padre che vinse la battaglia…».

Un crepitare di fucili lo interruppe.

«Papà, il nonno è morto e le formiche nere sono vive. Senti come sparano!».

Il Duca si rizza17 in piedi. Statura di guerra vittoriosa con occhi annebbiati di nostalgia. Barcolla18 sul dolore di una vecchia ferita. Pupetto lo guida. Dietro viene Pupetta pensosa con un ditino nel naso. Attraversano il viale. Un gruppo di affamati si para davanti19:

«Ho fretta» dice il Duca. «Il nemico assale la villa!… Cosa volete? Chi siete?».

Rispondono:

«Sono il padre invalido d’un richiamato».

«Sono sola, il mio fidanzato è caduto da eroe20».

«Sono un profugo senza lavoro».

«Sono orfano. Mio padre è morto… Mia madre l’ha seguito!…».

«Ho perduto due gambe in battaglia».

«Ho il petto avvelenato dai gas asfissianti».

Il Duca comanda: «Pupetto21, fa’ distribuire dai servi tutto il pane e anche le cartelle di rendita che troverai22nel mio scrittoio».

Le povere vittime mormorarono:

«Oh! non abbiamo più fame, ora!… Grazie! Grazie! Faremo una trincea con tutto il pane che ci date!…».

Il pane fu distribuito, ma non lo mangiarono. Ne fecero una alta23 trincea, e si coricarono dietro per rafforzarne la compagine.

Per un’ora la fucileria nemica24 bersagliò la muraglia di pagnotte, sbriciolandone il sapore25 sulla bocca degli affamati, poi rallentò.

Pupetto26 si slanciò allora gridando:

«Il nemico fugge!… Inseguiamolo a gran colpi di pane… Ma questo pane di lusso è27 frollo! Papà, dammi delle pagnotte dure, dure, più dure dell’acciaio, con mollica esplodente!…».

Tutti si precipitarono, mentre Pupetto28 entrava nella rimessa e, fulmineo, ne usciva poco dopo guidando all’inseguimento l’automobile ducale trasformata in tank carica di giocattoli.

Gridava:

«La trincea dei bimbi si muove! I giocattoli sono i nostri proiettili. La guerra è il nostro più bel giuoco!…».

Maneggiava il volante colla sinistra, mentre la destra scagliava locomotive, corazzate, aeroplani e soldati di piombo contro il nemico di piombo.

Ma l’ombra della sera ne mascherava la fuga, e il contrattacco dovette fermarsi.

Però il Duca29 non era soddisfatto, e correva implorando nella confusione dei combattenti:

«Presto, presto! Bisogna fare dei segnali luminosi per rivelare alle nostre batterie le posizioni del nemico! Una lanterna!30».

Di slancio intervenne Pupetta:31

«Brucerò io queste preziose cartelle32. Ecco, guardate!… Ma perché mai bruciano così lentamente?… Ah!33Un’idea! Ho nel petto qualcosa d’acceso che dà una34 luce35 più intensa!».

E si squarciò la carne bianca dei piccoli seni, ne strappò con un urlo36 il tenero37 cuore vampante e lo scagliò nelle tenebre in alto, più alto che gli alberi di notte contorta.

«Prendi, prendi, o Italia,38 questo mio39 razzo di guerra!»

Pronte40 le batterie tuonarono, schiantando schiantando l’aria con rombi e tonfi41 nel buio.

1 schierati] «automobilitati».

2 Questa prima parte, sorta di prologo, è stata aggiunta in seguito e la prima pagina, con l’incipit precedente, è stata quindi rinumerata con 4. L’inizio del racconto, poi cassato, iniziava dal paragrafo successivo, «Pupetto e Pupetta, figli del Duca di Altomare, ecc.».

3 Qui corretto da «Duce», per uniformarlo alle altre occorrenze. Il manoscritto riporta il termine corretto «Duca».

4 Cassato: «ti sciupi gli occhi».

5 Cassato «Pupetto», aggiunto a matita «Forte», quindi cassato e riscritto a matita «Pupetto».

6 A matita, cassato, «guerra delle». Cassato a matita «giardino», quindi aggiunto, sempre a matita, «giardino».

7 danno l’assalto] «fanno la guerra».

8 Cassato «Pupetta», aggiunto a matita «Dolce Pupetta», quindi cassato «Dolce».

9 Cassato: «cinquantenne forte».

10 fanno topolino] «topolavano».

11 Cassato: «Papà,».

12 in questo libro] «questo giornale illustrato».

13 Corrono corrono sulla carta bianca] «Le formiche nere sono ora stampate e corrono sulla carta. Le bianche».

14 Cassato: «Pupetta», aggiunto a matita Dolce, quindi cassato e riscritto a matita Pupetta.

15 Ascoltate] «Ammirate» e successivamente «Guardate».

16 la storia di mio] «il ritratto di mio».

17 si rizza] «si scuote e si alza».

18 La frase terminava qui.

19 La versione cassata recitava: «Pupetto lo guida. Dietro viene Pupetta pensosa con un ditino nel naso. Traversarono il viale. Ma un gruppo di affamati gli si para davanti. al Duca che dice:».

20 caduto da eroe] «morto».

21 Inizialmente «Pupetto», quindi cassato per «Forte», a sua volta cassato per «Pupetto».

22 troverai] «troveranno».

23 alta] «forte».

24 Aggiunto a matita fra le due parole.

25 Cassato: «appetitoso».

26 Idem come per nota 21.

27 Cassato: «troppo».

28 Idem come per nota 21.

29 Però il Duca] «Il Duca però».

30 Cassato: «Una candela!…».

31 Frase aggiunta a matita.

32 Cassato: «– disse Pupetta».

33 Ah!] «Se avessi le mani folli d’uno studente, andrebbero subito in belle fiamme di gioia!…».

34 una] «sempre».

35 Cassato il punto esclamativo finale e aggiunto «più bianca», parola poi cassata a favore di «intensa».

36 Cassato: «di voluttà».

37 il tenero] «il».

38 Cassato: «Prendi, prendi, o futuro mio amore! Prendi questo bel razzo di guerra per l’Italia!…».

39 questo mio] «il mio».

40 Pronte] «PRRONTE».

41 schiantando schiantando l’aria con rombi e tonfi] «schianTANDO schianTANDO l’arrria con ROMbi e TONfi».

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