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La nascita di Marinetti in Africa, ad Alessandria d’Egitto, ha segnato l’intera sua vita letteraria. A partire dal 1894 cenni o anche intere opere dedicate alla terra africana sono presenti almeno fino al 1943.

Sono 41 le opere qui segnalate in cui Marinetti ha omaggiato la sua terra natia: romanzi, poemi, drammi teatrali, saggi, poesie, memoriali, manifesti e perfino una rivista.

L’Africa, molto più della sua Milano tradizionale e futurista, molto più delle fumose metropoli pullulanti di automobili e officine, è una componente immancabile nel pensiero marinettiano, luogo di nascita ma anche di ricordi, di combattimenti, di viaggi.

«Le Papyrus», 1894

Marinetti ha diciassette anni, è ancora ad Alessandria d’Egitto e fonda una rivista dal nome africaneggiante: «Le Papyrus». Un chiaro richiamo al paese natio.

La prima copertina della rivista è semplice, non illustrata, ma due mesi dopo cambia mostrando un paesaggio egiziano. L’anno successivo cambia ancora, con un’illustrazione più elaborata ma mostrando sempre una scena egiziana.

La Momie sanglante, 1904

Opera interamente dedicata all’Egitto, La Momie sanglante (La mummia sanguinante) è un poema diviso in 3 parti che Marinetti scrisse in occasione del matrimonio dell’amico Guglielmo Anastasi.

Marinetti crea un poema-dramma: ogni scena è introdotta da una descrizione. Il poeta ne parla nella dedica come di un’«opera intrisa di aromi funebri e pulsante di desiderio come un cespuglio di rose al Sole, affinché, nel banchetto esuberante della sua radiosa giovinezza, osasse levare in alto la coppa dell’Amore incrostata di stelle e brindare con audacia alla Morte».

Mafarka le Futuriste, 1910

E la sua traduzione in italiano Mafarka il futurista, dello stesso anno. Romanzo che riscosse successo in Francia ma che causò al poeta un processo per oltraggio al pudore.

Primo romanzo di Marinetti, è definito dall’autore stesso “Roman african”, romanzo africano – sottotitolo che non compare nell’edizione italiana. Mafarka fu ripubblicato nel 1920, ma con i tagli delle parti incriminate.

La battaglia di Tripoli, 1912

E la sua traduzione in francese La Bataille de Tripoli, entrambe del 1912. La battaglia di Tripoli è una raccolta di elzeviri che Marinetti, come corrispondente di guerra, pubblicò per il giornale francese «L’Intransigeant».

Il poeta restò due mesi a Tripoli raccontando la sua esperienza nella guerra italo-turca voluta da Giolitti per il possesso della Tripolitania e la conquista della quarta sponda, come venne definita all’epoca.

“Dune”, 1914

Dune” è una poesia parolibera pubblicata da Marinetti sul numero 4 del 15 febbraio 1914 della rivista «Lacerba». Le parole in libertà sono già nate, diffuse in un manifesto del 1913.

Complessivamente sono 4 tavole parolibere. I richiami all’Africa, se non bastasse il titolo, sono sparsi nel testo: derbuka (un tamburo a calice tipico della musica tradizionale egiziana), i “piedi negri nella sabbia di cristallo”, equatore, Bu-Fellah, Cake-Walk (danza afroamericana nata tra fine Ottocento e inizio Novecento), tenda di beduini.

Gli indomabili, 1922

Romanzo parolibero, Gli indomabili è una storia ambientata in un paese immaginario, ma che ha tutte la caratteristiche dell’Africa. È lo stesso Marinetti a dirlo nell’introduzione: proviene dai suoi ricordi d’infanzia e anche da un sogno avuto nel settembre 1920.

Nei Taccuini, infatti, Marinetti descrive quel sogno, in cui sono presenti dettagli che ritroveremo nel romanzo. Il poeta lo definisce Libro della Ferocia e della Contraddizione imperante.

Il tamburo di fuoco, 1922

Già il titolo evoca l’Africa, ma il sottotitolo ce ne dà la conferma: “Dramma africano di calore, colore, rumore, odori”. E infatti il rumore fu l’accompagnamento intermittente di un intonarumori di Russolo, oltre agli intermezzi musicali di Francesco Balilla Pratella.

I titoli dei 3 atti del Tamburo di fuoco hanno un sapore salgariano: “Il cimitero delle carovane”, “La foresta dei serpenti” e “La pista degli elefanti”. Ma, a differenza dei romanzi d’avventura di Salgari, questo è un dramma, che probabilmente contiene cenni autobiografici.

“Luci veloci”, 1929

Dramma futurista in sei sintesi, “Luci veloci” apparve per la prima volta sulla «Gazzetta del Popolo» il 4 gennaio 1929, giorno della sua prima rappresentazione al Teatro di Torino con gli attori Olga Vittoria Gentilli ( Perlina ), Ernesto Sabbatini (Musoduro) e Carola Zoppegni (Floflò).

Il dramma fu poi ripubblicato nella rivista «Comœdia» del 15 marzo-15 aprile 1929. Fu poi ripubblicato nel terzo volume del Teatro nel 1960.

“In idrovolante con Scipione l’Africano e Salammbô”, 1932

Resoconto di viaggio, aeropoesia su un viaggio a Tunisi in idrovolante, apparve sul numero 5 del 9 ottobre 1932 della rivista «Futurismo».

Marinetti partì da Ostia a bordo di un idrovolante, passando per Palermo in una giornata nuvolosa, da cui ripartì sorvolando poi l’isola di Zembra e infine ammarando all’idroscalo di Tunisi, ricevuto dal console italiano.

Il fascino dell’Egitto, 1933

Memoriale nostalgico, Il fascino dell’Egitto è il frutto di un viaggio intrapreso nel 1930 con Benedetta nella terra natale del poeta. Dapprima una serie di articoli pubblicati sulla «Gazzetta del Popolo» fra il ’30 e il ’31, poi riuniti in volume per la Mondadori.

Quest’opera si ricollega a un altro memoriale, uscito postumo, il cui titolo è forse preso dal primo capitolo di questa prima opera: “Ultimi brandelli nostalgici di una sensibilità futurista”.

Il poema africano della Divisione “28 ottobre”, 1937

Lungo poema parolibero, senza punteggiatura, nato dall’esperienza diretta di Marinetti durante la guerra d’Etiopia, Il poema africano della Divisione “28 ottobre”, dedicato alla divisione in cui era incorporato il poeta, è suddiviso in 60 simultaneità.

La nota informativa che appare in una locandina definì il poema “la glorificazione della nostra Guerra Veloce in Africa”. E infatti l’intera opera non è che una sequenza di poemi simultanei, alcuni dei quali apparvero sulla «Gazzetta del popolo».

Amanti simultanei, 1938

Romanzo discato, Amanti simultanei è una storia narrata in poco più di 6 minuti da Marinetti su un disco a 78 giri, con sintesi musicali di Aldo Giuntini. La storia è in parte ambientata nel deserto libico.

Siamo di nuovo nell’avventura coloniale italiana, dunque nella guerra d’Etiopia. Partecipano alla storia lo stesso Marinetti ma anche la radio e il liquore Kümmel.

Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana, 1942

Lungo aeropoema diviso in 9 simultaneità, quasi tutte dedicate a combattenti. I riferimenti all’Africa sono molteplici: dal famoso Passo Uarieu a località dell’Egitto, a Tobruk a Culquaber, a Gondar.

Poema bellico, dunque, patriottico, ma anche di propaganda. In un momento tragico per l’Italia Marinetti lancia all’inizio un’invocazione: «Più che mai adorare l’Italia».

Lo riprenderemo, 1943

Titolo abbreviato, Lo riprenderemo è una delle varie opere di Marinetti dedicate alla guerra. Opera illustrata (con disegni di Mario Menin, a cui il poeta dedicò una monografia nel 1941), bilingue (in italiano e tedesco), fu un’idea di Gaetano Pattarozzi.

E ancora una volta Marinetti narra le vicende belliche della guerra d’Etiopia. Il primo capitolo, “La Divisione Ferrea”, si riferisce al nome che Mussolini diede alla “XXVIII Ottobre”.

Una sensibilità italiana nata in Egitto, postumo

Memoriale nostalgico di Marinetti, non interamente dedicato alla sua terra natale, ma, come spesso accade nelle sue opere, con cenni di suoi viaggi in Russia e in Sud America e di incontri con varie personalità, fra cui Gustave Khan, Diaghilev, Picasso, Isadora Duncan.

Marinetti non segue un preciso ordine cronologico degli eventi – particolare di cui lamentarono alcuni biografi poiché rende difficoltosa la ricostruzione della sua biografia – ma segue un’«elastica imprecisa e affettuosa cronologia».

Aeropoema vissuto della Rivoluzione Fascista, postumo

In questo poema Marinetti si lascia andare a vari ricordi. Nonostante il titolo, della rivoluzione fascista si parla riferendosi alla battaglia di via dei Mercanti a Milano, avvenuta il 15 aprile 1919 e conclusasi con l’incendio della sede dell’«Avanti!».

Ancora una volta il poeta parla della guerra d’Etiopia e precisamente della battaglia di Passo Uarieu, in cui ha combattuto. Ma cenni all’Africa compaiono anche in semplici descrizioni.

L’Africa nei manifesti futuristi

Non potevano mancare cenni alla terra africana in alcuni manifesti redatti da Marinetti:

  1. Fondazione e Manifesto del Futurismo”, 1909: «Io gustai avidamente la tua melma fortificante, che mi ricordò la santa mammella nera della mia nutrice sudanese…»
  2. Contro Venezia passatista”, 1910: «Questo stesso vento africano accellererà ad un tratto, in un meriggio infernale, la sorda opera delle acque corrosive che minano la vostra città venerabile».
  3. Contro la Spagna passatista”, 1911: «E furono questi che vi tradirono, attirando sul vostro esercito in marcia tutti i pesanti climi d’Africa».
  4. Tripoli italiana”, 1911: manifesto dedicato alla guerra italo-turca, a cui Marinetti partecipò come corrispondente per «L’Intransigeant».
  5. Manifesto tecnico della letteratura futurista”, 1912: «Quando nella mia Battaglia di Tripoli, ho paragonato una trincea irta di baionette a un’orchestra, una mitragliatrice ad una donna fatale, ho introdotto intuitivamente una gran parte dell’universo in un breve episodio di battaglia africana».
  6. Arte africana”, 1934: il manifesto, scritto in collaborazione con Fillìa, Tato e Cocchia, propone a poeti, pittori, scultori, musicisti e architetti di utilizzare il gran materiale africano come fonte d’ispirazione, ma con spirito innovatore.
  7. La ceramica futurista”, 1938: «la ceramica multitattile (perfezionamento del TATTILISMO inventato da MARINETTI e BENEDETTA la cui prima tavola palpabile discussa a Roma e Parigi venti anni fa opponeva un’Africa scabra e sabbiosa ad una Europa vellutata e delicatissima)».
  8. La poesia italiana”, 1941: «Riaccesi e scovati nelle catacombe e nelle biblioteche portati su in cielo dal rombo delle squadriglie d’Africa e di Spagna essi forzano la loro ispirazione».
  9. 56 aeropoetiche aeropittoriche esaltazioni della nostra guerra”, 1941: «Sante Monachesi da me presentato al pubblico romano per l’inaugurazione della 22 annata delle «Stanze del Libro» illustrò i suoi grandi bombardamenti africani e londinesi precisandone questi caratteri di forma colore nelle sue mostre».
  10. Ennio de Concini nell’Estetica futurista della guerra”, 1941: «Apprezzando come sicuri emozionanti e rivelatori gli accordi di TAPA TAPA TAPA della grossa mitragliatrice lo SCRA BRANG BRANG della bomba di bombarda il ZzzANG TUM TUMB del colpo di cannone goduto in batteria il GIAAAAAA GIAAAAAA degli echi africani il UUUUAAAA dell’ apparecchio d’Agello 700 Km l’ora nella sua lacerazione d’atmosfera creati tutti da Marinetti l’aeropoeta Ennio de Concini precisa così questi nuovissimi accordi aeropoetici paroliberi».
  11. Manifesto futurista dell’amicizia di guerra”, 1942: «È consigliabile regalarsi capolavori futuristi come «Il Bombardamento di Adrianopoli» declamato in Napoli bombardata o come un idromele abissino sorbito in carlinga sull’imperiale tazza di porcellana del Golfo di Napoli parlando a 1000 metri dell’aeroceramista Tullio d’Albisola e di Mario Menin massimo battaglista del mondo oppure un mio modo di radermi la barba sotto il fuoco nemico in un zatterone varcafiumi africani».

Cenni all’Africa in altre opere

  • L’isola dei baci, 1918: «L’avvocato Djamil bey? Ebbene all’inizio della mia missione, egli mi sembrò il personaggio più importante e più significativo. Ufficiale dell’esercito turco, comandava un battaglione contro di noi al combattimento di Sidi Messri». Cita un episodio descritto nella Battaglia di Tripoli.
  • 8 anime in una bomba, 1919: «Torrida profumeria acidacrestomachevole del Suk turco di Tripoli. Prodigo sparpagliamento della mia Africa venosa e arteriosa».
  • Democrazia Futurista, 1919: «Tale infatti è la storia politica del Regno d’Italia da Custoza all’impresa di Tripoli».
  • Al di là del comunismo, 1920: «Il sangue italiano versato a Tripoli era migliore di quello versato ad Abba Garima».
  • L’alcova d’acciaio, 1921: «Nell’oasi di Tripoli sonnolenta si alza con fatica un Simun assopito».
  • Gli amori futuristi. Programmi di vita con varianti a scelta, 1922: «Sembravi colpito da questo sole africano».
  • Discorso agli Arditi”, «Roma Futurista», settembre 1918: «Direi agli arditi siciliani ch’essi si battono per la loro isola, sintesi di tutti gli ardori e di tutti gli splendori dell’Africa e della Spagna».
  • Discorso del Teatro Verdi”, Firenze, 12 dicembre 1913, pubblicato da «Lacerba»: «Fui in Libia all’inizio della guerra, ne studiai il valore agricolo: il mio ottimismo assoluto è stato pochi giorni fa confortato dalle dichiarazioni recise del console americano a Tripoli, che prediceva una meravigliosa prosperità avvenire alla terra gloriosamente conquistata dal sangue italiano».
  • Il discorso di Marinetti al “Convegno italiano per la difesa del paesaggio”, 1926: «Ogni mattina nella piccola marina scoppia l’Africa rovente».
  • Marinetti e il futurismo, 1929: «Corrispondente di guerra di giornali francesi a Tripoli e all’assedio di Adrianopoli, vi inventai le Parole in Libertà».
  • Novelle colle labbra tinte, 1930: «Conoscete il bacio piovoso? Lo inventai nel 1911 a Tripoli in quell’esaltante e guerresco autunno di tribù straripate, uadi gonfi di ribelli, e torpediniere bombardanti, sotto le palme che ci docciavano filosoficamente di datteri e pallottole Mauser».
  • La cucina futurista, 1932: «La bocca del commensale umano di destra succhia un tubo di neon giallo rosso dorato di estate Africa eterna».
  • Il poema non umano dei tecnicismi, 1940: «Dopo avere guardato distrattamente moli e vie d’Algeri con minareti a turbante bianco e fez rosso tramonto ecco lo sfarzoso raggio del proiettore di Gibilterra impiegato a frugare abbagliare navi forti bui promontori rivoltosi mentre i racconti d’un diplomatico sfuggito alle pallottole comuniste di Barcellona e i Dopolavoristi che mi pregano di parlare deh la nostra Africa gloriosa mi preparano a gustare come un frutto dissetante il porto brasiliano da visitare».

L’Africa negli inediti

Segnalo un poema inedito dedicato alla guerra d’Etiopia.

“Autocarri tende muli di futuristi A.O.”, 1936 (inedito)

Uno dei tanti poemi guerreschi che Marinetti dedica alla guerra. In questo caso A.O. sta per Africa Occidentale, poiché siamo nella guerra d’Etiopia, cui il poeta partecipò.

In quell’occasione Marinetti dettò il poema a Pino Masnata. Eccone l’incipit:

mosche –
comandi –
muli –
autocarri –
piaghe –
scarpe –
polvere –
̶ Dormire in tenda A.O. la vallatella millenaria d’euforbie e acacie sanguigne origliere e liscio come le guancie delle pupette lontane e vicine ma pronto a scattare all’allarme e pur bevuto da Roma nostalgia attenta ora tutta la forza rimasta si concentra nell’imbuto dell’orecchio all’urlo scoppio d’una voce pietrosa

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